Caos al San Paolo di Civitavecchia, esplode la rivolta dei pasti: malati nutriti a cibo refrigerato e 18 posti lavoro a rischio
Cronaca
2 Ottobre 2026
Caos al San Paolo di Civitavecchia, esplode la rivolta dei pasti: malati nutriti a cibo refrigerato e 18 posti lavoro a rischio

CIVITAVECCHIA – È allarme rosso all’ospedale San Paolo di Civitavecchia, dove si sta consumando una vera e propria emergenza su un doppio, drammatico fronte: quello della dignità dei degenti e quello occupazionale. La drastica decisione della Asl Rm/4 di sbarrare definitivamente le porte delle cucine interne ha innescato una reazione a catena disastrosa. Da una parte ci sono i pazienti, costretti a nutrirsi con pietanze refrigerate provenienti dall’esterno; dall’altra, ben 18 lavoratori che si ritrovano improvvisamente con il posto di lavoro appeso a un filo.

La situazione nei reparti è al limite e la tensione è altissima. A lanciare il disperato grido d’allarme sono i vertici sindacali di Cgil e Uil, che denunciano una vera e propria “rivolta del vassoio”. Secondo quanto riportato, circa la metà dei malati ricoverati sta rifiutando categoricamente il cibo riscaldato, rispedendolo intatto al mittente e costringendo i familiari a fare la spola da casa per garantire loro un pasto caldo accettabile. Anche il personale dipendente dell’ospedale ha subito il contraccolpo, vedendosi costretto a ripiegare sull’utilizzo dei ticket sostitutivi.

Il blackout del servizio è scattato lo scorso luglio. L’azienda sanitaria ha comunicato che i vecchi locali della mensa non riapriranno mai più, destinati a essere smantellati e riconvertiti per far spazio all’ampliamento di altri servizi assistenziali. Una scelta che ha gettato nel panico le 18 unità addette alla ristorazione ospedaliera. Stefania Pomante, segretaria generale Cgil Civitavecchia Roma Nord Viterbo, e Giancarlo Turchetti, segretario generale Uil Viterbo e Civitavecchia — supportati da Donatella Ayala (Filcams-Cgil) e Maria Elvira Fatiganti (Uiltucs-Uil) — spiegano come l’esternalizzazione forzata abbia di fatto azzerato il ruolo di questi lavoratori. Gli addetti sopravvivono da mesi in un limbo, logorando le ultime ferie e i permessi residui in attesa del baratro, in un territorio come quello civitavecchiese già martoriato da una cronica e gravissima crisi occupazionale.

Ma a rendere la vicenda ancora più spinosa è un paradosso burocratico. I sindacati puntano il dito contro l’anomala gestione dell’appalto originario, poiché l’impresa attualmente incaricata era stata qualificata e contrattualizzata proprio per cucinare le pietanze in loco, all’interno della struttura. Stravolgere improvvisamente i termini dell’accordo in corso d’opera, denunciano i sindacalisti, significa far pagare un prezzo ingiustificabile all’azienda, ai dipendenti e soprattutto alla pelle dei malati.

La misura è ormai colma e le sigle sindacali passano all’ultimatum. Dichiarando inaccettabile questa prevaricazione, Pomante e Turchetti hanno richiesto la convocazione di un vertice d’urgenza. Al tavolo della crisi sono stati chiamati a rispondere la Direzione Generale della Asl Rm/4, la Regione Lazio (che è titolare dell’appalto) e il sindaco di Civitavecchia, in veste di massima autorità sanitaria cittadina. Se non arriveranno garanzie immediate, i sindacati si dicono pronti a mettere in campo azioni di forza pur di scongiurare l’ennesimo disastro sulla pelle del territorio.

Salute Magazine – 2/10/2026
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