Non sono giorni semplicissimi per la nazionale. A Coverciano regna incertezza. E stavolta no, non si parla di questioni prettamente tecniche, per una nazionale che deve ricostruire un nuovo corso che sia quantomeno credibile, cioè in grado di ricatturare l’interesse del popolo italiano. Bensì, a livelli più alti: FIGC che rischia il commissariamento, dopo le dimissione di Bianchedi può saltare paradossalmente pure il presidente federale, chi dopo la vicenda Maldini/Leonardo/Pirlo ripiegò su scudiero di fiducia Mancini.
Un CT contestatissimo all’esordio col Belgio. Poi ha perseguito le sue idee e fatto scelte coraggiose, vincendo e bene in quel di Bursa, in Turchia. Adesso la missione continuità tecnica è però francamente di quelle proibitive. Si gioca in Francia, nella tana dei Galletti, allo Stade de France. Per organico, forse, la più forte al mondo. Ed ancora affamata, soprattutto guidata dal neo CT dopo oltre 12 anni d’egemonia Deschamps, ovvero Zizou Zidane. Quel Zizou che in conferenza stampa ammette di tornare ad affrontare gli azzurri 20 anni dopo quella testata a Materazzi, con cui chiuse la carriera. Non ne va fiero, ma non prova rimorsi, sottolineerà.
La decisione di Mancini è non andarsi a chiudere. Cercar di far fase difensiva ordinata, ma senza blocco a 5: confermato il 433. Se la giocherà. Magari torna Barella, magari Vergara ala destra ad equilibrare e ripiegare, ma pur sempre la sua impronta. Davanti, con Kean non al meglio, confermatissima la coppia dei fratelli Esposito. C’è qualcuno che non è stato convocato nemmeno stavolta: parliamo di Inacio, il figlio d’arte del Dortmund, qualcuno ha storto il naso. Ci si chiede perché convocarlo, allora, ma saprà attendere il suo momento. E pure coglierlo, non ne abbiamo dubbi. Fischio d’inizio alle 20.45: il banco di prova più prestigioso, ci si augura che non sia mission impossible.

