E’ successo qualcosa di particolare. Anzi, molto di più. Qualcosa di straordinario. Nel vero significato del termine lessicale, dalle sue origini: extra-ordinario. Il Giro della Lombardia, giunto all’edizione 120°, è destinato ad entrare nella storia ed a permanerci per decenni su decenni.
Perché stavolta ha vinto il più giovane di sempre. In un filo conduttore lungo ben 120 anni, l’edizione 2026 se l’è aggiudicata il gioiellino francese Seixas, appena 20enne. Sembrava impossibile infrangere un record permanente dal 1905, prima edizione, all’epoca vinta dall’azzurro Gerbi. Invece il tuffo nella storia plurisecolare è divenuto realtà: allungo sul Cisiglio, braccia al cielo a Como, trionfo transalpino.
Un francese che riscrive storia e connotati del Giro della Lombardia. Un’edizione senza Pogacar, senz’altro, per mesi che senza quel mostro generazionale aprono potenzialmente spazio a storie e destini incredibili. Ma forse quest’ultima supera l’anticamera dell’immaginazione. Nato a Lione nel 2006, è stato più veloce di tutti. Più di Mas secondo, più di un fantastico Ciccone, terza piazza davanti ad Evenepoel. Delude solo Del Potro, addirittura fuori dalla Top Ten.
Ma inevitabilmente le copertine della domenica in edicola omaggiano quello che a soli 20 anni e col futuro in mano ha fatto qualcosa che solo predestinati sanno realizzare. Senza sentir pressione, voce del verbo sfavillare, far scintille, dominare, colpire, lasciare il segno. Scegliete voi il predicato verbale che più vi garbi, ma qualcosa è certo: cambiando l’ordine degli addendi il risultato non cambia, il tuffo finisce dritto dritto nella storia.

