Antonelli, un match point per la storia: l’Italia sogna il Mondiale di Formula 1 dopo 73 anni
Sport
14 Ottobre 2026
Antonelli, un match point per la storia: l’Italia sogna il Mondiale di Formula 1 dopo 73 anni

Ad Austin il pilota Mercedes può interrompere un’attesa che dura dal titolo di Ascari nel 1953. Da allora soltanto Alboreto e Patrese sono stati vicecampioni, ma con percorsi profondamente diversi

Settantatré anni dopo Alberto Ascari, un pilota italiano ha davanti a sé la possibilità di chiudere il Mondiale di Formula 1 da vincitore. Andrea Kimi Antonelli arriverà al Gran Premio degli Stati Uniti, in programma ad Austin il 25 ottobre, con il primo match point della sua stagione: una combinazione di risultati potrebbe consegnargli il titolo e interrompere un’attesa che, per l’Italia, dura dal 1953.

Il terzo posto conquistato a Singapore ha portato il vantaggio del pilota Mercedes su George Russell a 102 punti. Per laurearsi campione già in Texas, Antonelli dovrà vincere, con il compagno di squadra non oltre il nono posto e Lewis Hamilton non oltre il quinto. È una possibilità concreta, anche se subordinata ai risultati degli avversari: l’Italia non guarda più soltanto a una vittoria di tappa, ma al momento in cui il titolo potrebbe diventare matematico.

Da Ascari a oggi, soltanto due vicecampioni italiani

L’ultimo italiano a conquistare il Mondiale piloti è stato Alberto Ascari, campione con la Ferrari nel 1952 e nel 1953. Prima di lui, Giuseppe Farina aveva vinto il primo campionato della Formula 1, nel 1950, al volante dell’Alfa Romeo. Da allora nessun altro pilota italiano è riuscito a raggiungere il traguardo iridato.

Nei campionati successivi al secondo titolo di Ascari, soltanto due italiani hanno concluso la stagione al secondo posto: Michele Alboreto nel 1985 e Riccardo Patrese nel 1992. Due risultati prestigiosi, che però raccontano storie diverse. Alboreto fu un autentico contendente al titolo, prima che il finale di stagione compromettesse la sua rincorsa; Patrese fu invece il vicecampione di un’annata dominata dal compagno di squadra Nigel Mansell.

La differenza con Antonelli è soprattutto nella posizione da cui affrontare la fase conclusiva: non inseguire un avversario ormai vicino alla consacrazione, ma presentarsi a una gara con la possibilità di conquistare il campionato.

Alboreto, il sogno Ferrari spezzato nel finale e mai match point

Prima della stagione attuale, il riferimento italiano nella lotta per il titolo rimaneva Alboreto. Nel 1985, al volante della Ferrari, il pilota milanese contese il campionato alla McLaren di Alain Prost, vincendo in Canada e in Germania e mantenendosi a lungo ai vertici della classifica. Non fu una candidatura soltanto teorica: Alboreto fu il principale rivale del francese nella corsa al Mondiale.

Il finale cambiò però il destino della stagione. Nelle ultime cinque gare Alboreto non raccolse punti, con quattro ritiri e un tredicesimo posto a Spa. I problemi di affidabilità della Ferrari contribuirono a spegnere una sfida che aveva alimentato le speranze dei tifosi italiani.

Il momento decisivo arrivò il 6 ottobre a Brands Hatch, sede del Gran Premio d’Europa e terzultima prova del campionato. Alboreto si fermò per un guasto al turbo; Prost concluse quarto e conquistò matematicamente il suo primo titolo. Il ferrarista chiuse la stagione da vicecampione, ma senza poter contendere il Mondiale nelle ultime due gare.

Dunque anche se in lotta per il mondiale, Alboretto non ebbe mai il match point per il titolo. Fu invece Prost ad approfittare dei problemi della Ferrari per conquistare il mondiale con tre gare di anticipo.

Alboreto lottò concretamente per diventare campione, ma non arrivò al finale con un’occasione di chiudere il campionato a proprio favore paragonabile a quella che oggi si presenta ad Antonelli.

Patrese, secondo nell’anno del dominio di Mansell

Diversa fu la stagione di Riccardo Patrese nel 1992. La Williams-Renault dominò il campionato, ma la sfida interna si risolse nettamente a favore di Mansell. Il britannico vinse le prime cinque gare e si assicurò il titolo al Gran Premio d’Ungheria, a metà agosto, quando mancavano ancora cinque appuntamenti.

Patrese terminò secondo con 56 punti, contro i 108 del compagno di squadra. Il suo risultato confermò la superiorità della Williams, ma non fu l’esito di un duello iridato rimasto aperto fino alle ultime gare: quando il campionato entrò nella fase conclusiva, Mansell era già campione.

Austin, l’occasione di interrompere un’attesa

È questo il peso storico del prossimo appuntamento. Alboreto aveva riportato un italiano nella lotta mondiale; Patrese aveva conquistato un altro secondo posto. Antonelli può invece trasformare la leadership del campionato in un titolo, riportando il nome di un pilota italiano nell’albo d’oro dopo oltre sette decenni.

Ad Austin non ci sarà ancora la certezza del successo: serviranno la vittoria e i piazzamenti favorevoli dei rivali. Ma, per la prima volta in questa stagione, il traguardo non è più soltanto all’orizzonte. Il 25 ottobre potrebbe diventare il giorno in cui l’attesa iniziata dopo Ascari troverà finalmente una fine.

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