Personale pronto all’uso, costi ridotti, nessun pensiero per contributi e buste paga. Per anni le imprese clienti delle cooperative di viale Parioli 73 hanno avuto tutto questo. Ora, se reggeranno le accuse del Gip, rischiano di pagare il conto lasciato aperto dal sistema
TARQUINIA – Funzionava così: l’azienda firmava con il consorzio Connessione Vita un contratto di appalto o di distacco. In cambio riceveva lavoratori che, sulla carta, erano dipendenti di una cooperativa. In pratica, secondo la Guardia di Finanza, erano inseriti a tempo pieno nell’organizzazione del cliente, che ne dirigeva il lavoro come un qualsiasi datore.
Il Gip di Roma lo chiama con il suo nome: somministrazione illecita di manodopera. Un meccanismo che, scrive, permetteva alle imprese utilizzatrici di stare sul mercato «in una condizione di estremo vantaggio» rispetto ai concorrenti in regola. Ma questa stessa ricostruzione ha un effetto collaterale: se il contratto era finto, il vero datore di lavoro era l’azienda che usava il personale. E al datore di lavoro, prima o poi, qualcuno presenta il conto.
Tre creditori alla porta
Il primo è il Fisco. L’Agenzia delle Entrate non può chiedere alle aziende gli stipendi non pagati, ma può chiedere le tasse. Le fatture pagate alle cooperative descrivono appalti che, per l’accusa, non sono mai esistiti: l’Iva detratta va restituita e quei costi non si possono dedurre. E la Cassazione, con la sentenza 22233 del 2024, ha stabilito che l’utilizzatore, in quanto vero datore, deve versare anche le ritenute Irpef sugli stipendi.
Il secondo è l’Inps, che può chiedere i contributi mai versati dalle cooperative. Per l’istituto, secondo la Cassazione (sentenza 18004 del 2019), c’è tempo cinque anni. Nelle cooperative di Moretti i contributi semplicemente non si pagavano: per la Promo Service, negli anni controllati, non risulta neppure un F24 per la quota previdenziale dei dipendenti.
Il terzo sono i lavoratori. Stipendi arretrati e quote di Tfr possono chiederli direttamente all’azienda dove prestavano servizio, ma entro due anni dalla fine dell’appalto.
Il precedente della Crunch
Che la catena possa spezzarsi sul cliente finale lo dimostra un episodio citato nell’ordinanza. A fine 2022 la Promo Service smise di pagare gli stipendi di ottobre, novembre e dicembre ai lavoratori impiegati alla Crunch srl. Davanti al malumore del personale, fu la Crunch a pagare di tasca propria le retribuzioni nette. Per il Gip è la prova che quei lavoratori erano, nei fatti, suoi dipendenti.
E poi la caccia a Moretti
Chi paga al posto delle cooperative può rifarsi su di loro: la legge prevede l’azione di regresso. Peccato che le cooperative siano state svuotate e lasciate morire, con 42 milioni di debiti verso Erario ed enti previdenziali. Alle aziende resterà una sola strada: cause civili separate contro le persone fisiche, Moretti, che il Gip indica come il «dominus» del sistema, e i prestanome che firmavano al suo posto.
Una strada in salita. I beni già sequestrati sono destinati alla confisca a favore dello Stato, e il patrimonio che resta, dalle proprietà all’Elba al resort di Marina Velka, non è ancora stato censito. E c’è un’ultima variabile: dal marzo 2024 chi utilizza manodopera in modo illecito commette di nuovo un reato. Quanto le aziende clienti sapessero, o avrebbero dovuto sapere, peserà su tutto.
Moretti è indagato e, come tutti, presunto innocente fino a sentenza definitiva. Nessuna delle imprese utilizzatrici risulta, allo stato, indagata.
Cosa rischiano le aziende clienti
| Chi chiede | Cosa | Entro quando |
|---|---|---|
| Agenzia delle Entrate | Restituzione dell’Iva detratta, recupero dei costi dedotti, ritenute Irpef non versate | Termini ordinari di accertamento |
| Inps e Inail | Contributi e premi non pagati dalle cooperative | 5 anni (prescrizione) |
| Lavoratori | Stipendi arretrati, quote di Tfr, contributi | 2 anni dalla fine dell’appalto |
| Lavoratori | Riconoscimento come dipendenti dell’azienda utilizzatrice | Impugnazione entro 60 giorni dalla fine del lavoro |

