Tuscia – La peste suina torna a minacciare il territorio : virus alle porte e maxi piano di abbattimenti per salvare gli allevamenti
Cronaca
13 Ottobre 2026
Tuscia – La peste suina torna a minacciare il territorio : virus alle porte e maxi piano di abbattimenti per salvare gli allevamenti

TUSCIA – La minaccia della peste suina africana torna a proiettare la sua ombra sulla Tuscia. Sebbene nel territorio viterbese non si registri al momento alcun caso accertato, la conferma della positività riscontrata a fine agosto su quattro carcasse di cinghiali a Riano, alle porte della Capitale, ha bruscamente interrotto un periodo di tregua durato quasi due anni, da quando nel gennaio 2025 il Lazio era stato dichiarato ufficialmente indenne dal morbo.

La reazione delle autorità regionali è stata immediata: con un’ordinanza a firma del governatore Francesco Rocca è stata istituita una zona infetta a nord di Roma il cui perimetro corre esattamente a ridosso della linea di confine con la provincia di Viterbo, nella dorsale compresa tra la via Cassia e l’autostrada A1. Se le restrizioni più severe — come lo stop alle battute di caccia al cinghiale e il divieto di picnic nelle aree boschive e agricole — si applicano per ora soltanto sul versante romano, la tensione tra gli addetti ai lavori della Tuscia resta altissima: la fauna selvatica non rispetta i confini cartografici e il rischio che il patogeno filtri verso nord è concreto.

A motivare lo stato di allerta è la densità del patrimonio zootecnico provinciale. Il Viterbese rappresenta il cuore pulsante dell’allevamento suinicolo regionale: su circa 36mila capi complessivi presenti nel Lazio, ben 23.379 — quasi i due terzi del totale — sono concentrati nelle 359 aziende attive nella Tuscia, con una media di circa 65 animali per struttura. Il propagarsi di un eventuale focolaio comporterebbe conseguenze economiche disastrose per l’intera filiera locale. Su questo fronte vigila costantemente il Servizio veterinario della Asl di Viterbo attraverso il monitoraggio dell’anagrafe zootecnica e il censimento capillare di nascite, spostamenti e macellazioni, mentre da Bruxelles è arrivato lo scorso 8 ottobre un regolamento europeo dedicato agli indennizzi per i danni indiretti subiti dalle aziende colpite dalle misure restrittive.

Per scongiurare il peggio, la Regione Lazio punta con decisione sul drastico contenimento della popolazione selvatica. Il disciplinare venatorio per la stagione 2026/2027 ha assegnato alla sola provincia di Viterbo l’abbattimento di almeno 11.837 cinghiali su un tetto regionale di 38.500: quasi un terzo del totale. La misura è stata rivendicata dall’assessore all’Agricoltura e Caccia, Giancarlo Righini, come un intervento «serio e concreto» contro i danni alle colture e la circolazione virale, trovando il plauso del capogruppo regionale di FdI Daniele Sabatini. Per centrare l’obiettivo, sul territorio il presidente dell’Atc Vt2, Alberto Scarito, ha rivolto un appello ai cacciatori di selezione affinché moltiplichino le uscite individuali.

Il piano regionale si scontra però con una duplice presa di posizione critica. Da un lato, l’Enpa di Viterbo boccia la caccia di massa considerandola una risposta crudele e controproducente: secondo i protezionisti, le battute disperdono i branchi spingendoli a fuggire per chilometri e allargando l’area di contagio, senza contare il rischio che scarponi e pneumatici dei veicoli fuoristrada fungano da veicolo per il virus. L’associazione chiede invece investimenti su recinzioni elettrificate, contenimento della fertilità e una gestione rigida dei rifiuti per sottrarre cibo agli ungulati.

Dall’altro lato montano le perplessità dei piccoli produttori che praticano l’allevamento all’aperto, allo stato brado o semibrado. Le rigide prescrizioni di biosicurezza imposte a livello commissariale — concepite primariamente per i grandi complessi confinati — rischiano di penalizzare pesantemente modelli tradizionali di pregio come la Cinta Senese, alle prese con costi esorbitanti e difficoltà nel reperire presidi sanitari idonei al trattamento degli animali nei pascoli.