Enogastronomia, nasce “Lazio Roots”: cinque grandi consorzi fanno squadra per conquistare i mercati. In vetrina anche i gioielli della Tuscia
Cronaca
14 Ottobre 2026
Enogastronomia, nasce “Lazio Roots”: cinque grandi consorzi fanno squadra per conquistare i mercati. In vetrina anche i gioielli della Tuscia

ROMA – Superare i localismi e unire sotto un’unica bandiera la millenaria tradizione agricola, pastorale e vitivinicola della regione per presentarsi con un volto più forte e riconoscibile sui mercati nazionali e internazionali. Nasce con questa missione “Lazio Roots”, un progetto inedito che mette per la prima volta in rete cinque tra i più importanti consorzi di tutela del territorio, abbracciando una filiera imponente composta da 550 aziende vitivinicole e 413 allevatori.

A fare da apripista a questa alleanza strategica sono il Consorzio Tutela Vini Roma DOC, il Consorzio Tutela Denominazioni Vini Frascati, il Consorzio del Cesanese del Piglio DOCG, l’Abbacchio Romano IGP e la Ricotta Romana DOP. Cinque realtà simbolo che hanno scelto di intrecciare le proprie storie per trasformare i marchi di qualità in veri e propri ambasciatori culturali. L’obiettivo dell’iniziativa, infatti, va oltre la semplice promozione commerciale del prodotto finito: punta a rimettere al centro dell’attenzione ciò che precede l’arrivo in tavola, valorizzando i paesaggi, i cicli della transumanza, il lavoro silenzioso di pastori e vignaioli e quel bagaglio di saperi artigianali che, dalle cronache antiche di Catone e Columella, è giunto intatto fino ai caseifici e alle cantine contemporanee.

Un mosaico del gusto che, partendo dai cinque consorzi fondatori, traccia una mappa enogastronomica capace di unire l’intera regione — dall’Agro Romano alla Ciociaria, dai Castelli alla Sabina — riservando un ruolo di primo piano anche alle eccellenze della Tuscia. Nel paniere delle produzioni certificate coinvolte nel racconto corale e protagoniste di una cena interamente “Made in Lazio”, spiccano infatti fiori all’occhiello del Viterbese come la Lenticchia di Onano IGP, la Patata dell’Alto Viterbese IGP e la Nocciola Romana IGP, affiancate da altri giganti regionali quali il Pecorino Romano DOP del Lazio, il Prosciutto Amatriciano IGP, l’Oliva di Gaeta DOP, il Pane Casareccio di Genzano IGP, gli oli di Roma IGP e Sabina DOP, la Ratafia Ciociara IGP e i vini Atina DOC e Marino DOC.

A salutare con favore il battesimo del progetto è l’assessore regionale all’Agricoltura, alla Sovranità alimentare e al Bilancio, Giancarlo Righini, che vede nell’iniziativa un volano decisivo per l’economia locale: «Il patrimonio enogastronomico del Lazio rappresenta una risorsa strategica per la crescita della nostra regione — sottolinea l’assessore —. Il nostro obiettivo è mettere le imprese agricole nelle condizioni di trasformare la qualità delle proprie produzioni in nuove opportunità di sviluppo. L’auspicio è che Lazio Roots possa allargare progressivamente la propria base di adesioni, coinvolgendo un numero sempre maggiore di realtà produttive. Fare squadra significa superare i particolarismi, mettere a sistema le potenzialità del comparto e acquisire maggiore forza sui mercati».

Sulla stessa lunghezza d’onda il presidente di Arsial, Massimiliano Raffa, che ribadisce il pieno supporto dell’agenzia regionale a questa nuova sinergia: «Lazio Roots parte da un’intuizione importante: le nostre denominazioni acquistano ancora più forza quando smettono di raccontarsi come realtà isolate e diventano parte di una storia comune — spiega Raffa —. Il Lazio è un mosaico di territori profondamente diversi, ma uniti da radici agricole e culturali che possono diventare un elemento distintivo. Mettere insieme vino, allevamento e tradizione casearia significa costruire un racconto più competitivo, perché la qualità dei prodotti cresce quando riesce a narrare il territorio e le persone che ci sono dietro».

Tg Sport – 14/10/2026
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