L’ora di José. Quel giorno è finalmente arrivato. Il giorno mediaticamente più atteso, quello in cui tornerà all’Olimpico José Mourinho. Stavolta sulla panchina opposta, lui, e non proprio di un club come gli altri bensì quella del Real Madrid.
Stasera c’è Roma – Real Madrid, forse l’appuntamento di punta di tutta la Champions romanista, con la cavalcata del Gasp della passata stagione che ha riproiettato i giallorossi a rituffarsi in questo tipo di palcoscenici, per anni ed anni soltanto sognati ed oggi finalmente realtà.
Ma la grande storia d’amore del popolo giallorosso vissuta nell’ultimo decennio ha un nome e cognome ben preciso: José Mourinho. Che più ha colpito e lasciato nel segno nel cuore della gente, evidentemente. Personaggio, comunicazione, carattere. Ha issato il vessillo romanista e metaforicamente difeso il club in Italia ed in Europa, quella del giovedì. Dov’è arrivata la Conference e sfiorò la stessa Europa League, l’anno dopo, sfumata ai rigori in quella tormentata e velenosissima finale col Siviglia a Budapest mai dimenticata da queste parti.
Nell’immaginario popolare, Mou è qualcuno che ha difeso Roma e i romanisti. Per questo amato. Quell’esonero a sorpresa non gli diede mai la possibilità di salutarli a dovere, per questo stasera prevista ovazione ma non solo: striscioni, se non addirittura coreografia. Perché, come dissero quando salutò Trigoria per l’ultima volta, “Tirana è per sempre, Mister”.


