Velletri – La struggente lettera della mamma di Edoardo morto a 14 anni: “Non sono riuscita a vedere il tuo dolore”
Cronaca
14 Ottobre 2026
Velletri – La struggente lettera della mamma di Edoardo morto a 14 anni: “Non sono riuscita a vedere il tuo dolore”

Lunedì 12 ottobre, a Velletri, i funerali di Edoardo Petrella morto a 14 anni. In una lettera tutto lo strazio della mamma Stella

VELLETRI – Edoardo Petrella, il ragazzino di 14 anni morto a Velletri, è stato salutato l’ultima volta lunedì 12 ottobre, nel piazzale della chiesa di San Giovanni Battista.

Una celebrazione all’aperto disposta da Don Andrea Pacchiarotti, in previsione dell’arrivo di tantissime persone a sostenere la mamma, Maria Stella Giuliani, il papà Daniele e la sorella Giada.

E’ stata proprio la mamma Stella, in queste ore, a voler ricordare con una lettera struggente Edoardo, morto troppo presto.

“Chi ha conosciuto Edoardo sa quanto fosse unico e speciale.

Aveva un’intelligenza fuori dal comune, un quoziente intellettivo di 140, una creatività originale e un cuore immenso. Aveva un modo tutto suo di vedere il mondo,aveva sempre la battuta pronta e una curiosità infinita. Costruiva cose fantastiche da lasciare senza fiato.Gli dicevamo ogni giorno quanto fosse bello e intelligente.Come tutti i genitori, abbiamo cercato di stargli vicino, confrontandoci con insegnanti e psicologi quando avvertivamo delle difficoltà.

Nessuno avrebbe mai immaginato un epilogo così tragico.Era circondato d’amore, dalla famiglia e dagli amici, ma forse nascondeva un dolore che non siamo riusciti a vedere.Forse si sentiva inadeguato,forse si confrontava con modelli imposti da una società malata.

Forse subiva prese in giro.Io non ho queste risposte.Darei qualsiasi cosa per averle, ma mi restano soltanto domande e il rimorso di non aver compreso fino in fondo ciò che sentiva e che aveva scelto di nascondere a tutti

In questi giorni ho avuto modo di parlare con i suoi amici.Ed ho visto ragazzi distrutti, che si chiedono se avrebbero potuto fare qualcosa, che non riescono a capacitarsi di non essersi accorti di nulla.Ragazzi miei, non è colpa vostra. Voi gli avete regalato momenti felici, con le vostre uscite pazze come le chiamavate voi e giri in motorino. Gli avete voluto bene, e questo resterà.

Oggi vorrei chiedervi però di farmi una promessa a me che ora sto facendo una fatica immensa nel leggervi queste parole;se un giorno sentirete un dolore troppo grande da spiegare, chiedete aiuto. Non vergognatevi della vostra fragilità. A volte noi adulti non riusciamo a vedere ciò che voi stessi non trovate le parole per raccontare.In questi giorni di dolore immenso ho sentito la vicinanza di tutta Velletri, che ci ha stretti in un abbraccio enorme.

Ho sentito un’intera città condividere il mio dolore, come se Edoardo fosse figlio di tutti.

A questa città va il mio grazie più profondo.Vorrei che da questa tragedia nascesse almeno un cambiamento, anche piccolo, come una goccia nel mare.

Non parliamo ai ragazzi soltanto di bullismo, ma anche di depressione, sofferenza interiore e paura di non essere abbastanza.E soprattutto, noi adulti, facciamoci un esame di coscienza. Perché i ragazzi non imparano soltanto da ciò che diciamo loro ma imparano soprattutto da ciò che facciamo.Se ci vedono deridere, giudicare e umiliare chi è diverso, usare le parole come armi, cosa gli stiamo insegnando ?

Non possiamo chiedere ai nostri figli di non ferire se siamo noi i primi a farlo.Il bullismo non comincia sempre tra i banchi di scuola.

A volte comincia nelle nostre case, nelle nostre conversazioni, nei commenti scritti sui social con leggerezza. Comincia quando trasformiamo la diversità in un difetto e il giudizio in un diritto.

In questi giorni abbiamo letto e ascoltato anche parole cariche di odio e sentenze pronunciate da persone che non conoscono la nostra storia.Ricordatevi che dietro uno schermo ci sono persone vere, famiglie che soffrono, ragazzi che leggono e imparano anche da noi. Prima di scrivere, fermiamoci.

Una parola può ferire molto più di quanto immaginiamo.

Edoardo aveva una famiglia che lo amava, ma aveva anche un mondo fuori casa, come tutti i ragazzi. Un mondo che io non potevo controllare e di cui non conosco fino in fondo le esperienze. Lui aveva deciso e imparato a schermarsi, a diventare indecifrabile, anche quando cercavamo di raggiungerlo e di capire cosa avesse dentro.

Non possiamo cambiare tutto, ma possiamo cominciare da noi: dalle nostre parole, dai nostri gesti, dal modo in cui guardiamo chi è diverso da noi.

E poi ci sei tu, Giada.Amore mio, hai diciannove anni e hai perso tuo fratello.

Non devi essere forte per tutti, non devi nascondere il tuo dolore per proteggere il nostro.

Hai diritto di piangere, di avere paura, di sentirti smarrita. E hai diritto, soprattutto, di continuare a vivere, portando tuo fratello sempre con te. Io sarò qui, anche quando non saprò trovare le parole giuste.

E a te, Edoardo amore mio, avrei voluto regalarti ancora tanti anni.

Avrei voluto vederti crescere, vederti scoprire il mondo e diventare tutto ciò che avresti potuto essere.Forse non sono riuscita a vedere tutto il tuo dolore, ma spero che tu non abbia mai dubitato del mio amore.

Avevi dentro un mondo troppo grande per essere compreso dai nostri occhi.Noi ti abbiamo amato, ma forse non siamo riusciti a vederti fino in fondo.Perdonaci, amore mio, se non abbiamo saputo comprendere tutto ciò che portavi dentro.E perdona il mondo se non ha saputo custodire la luce che eri.

Tg Economia – 14/10/2026
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