CIVITAVECCHIA – Sono passati tre mesi dalla scomparsa di Giulio Camilli, 76 anni, allontanatosi il 10 luglio dalla Rsa Bellosguardo di Civitavecchia, dove si trovava agli arresti domiciliari con l’accusa di aver ucciso la moglie Rosa D’Ascenzo, 71 anni.
A rilanciare l’appello per ritrovarlo è stata la sorella Felicetta, che si è rivolta alla trasmissione televisiva Chi l’ha visto? per chiedere aiuto e invitare chiunque abbia informazioni a farsi avanti.
Secondo quanto ricostruito durante il programma, Camilli si era allontanato dalla struttura dopo appena tre giorni di permanenza. Da allora, nonostante le ricerche, non sarebbero emerse indicazioni utili a individuarlo.
La sorella ha riferito che anche i carabinieri lo hanno cercato senza successo. Tra le ipotesi sulle quali invita a riflettere c’è la possibilità che l’uomo si sia diretto verso il boschetto situato alle spalle della Rsa, a circa cento metri dal mare.
Al momento della scomparsa, Camilli era descritto come alto circa un metro e 60, con occhi verdi, capelli brizzolati rasati e privo di denti.
La trasmissione ha rilanciato l’appello della famiglia affinché eventuali testimoni possano fornire elementi utili a ricostruire i suoi spostamenti.
La vicenda giudiziaria risale al primo gennaio 2024, quando Camilli si presentò all’ospedale Andosilla di Civita Castellana con la moglie già priva di vita.
L’uomo avrebbe riferito ai sanitari che la donna era caduta dalle scale dopo un malore. La versione, tuttavia, sarebbe risultata incompatibile con le lesioni riscontrate sul corpo della 71enne.
Secondo la ricostruzione degli investigatori, la donna sarebbe stata aggredita nella loro abitazione, un casolare isolato nelle campagne di Sant’Oreste, e colpita ripetutamente, anche con una pesante padella di ferro. Successivamente, il corpo sarebbe stato trasportato in auto fino all’ospedale di Civita Castellana, distante circa 17 chilometri.
Durante i sopralluoghi, i carabinieri avrebbero individuato tracce di sangue nell’abitazione e su diversi oggetti, elementi che hanno contribuito a mettere in discussione la ricostruzione iniziale dell’uomo.
Nel corso delle indagini, Camilli avrebbe fornito versioni contraddittorie dei fatti e, davanti al pubblico ministero e al giudice per le indagini preliminari, si sarebbe avvalso della facoltà di non rispondere.
Il giudice, nell’ordinanza cautelare, aveva evidenziato l’incompatibilità tra la versione fornita ai sanitari e le lesioni riscontrate sulla vittima. Negli atti venivano inoltre riportate testimonianze relative a una situazione familiare caratterizzata da frequenti litigi e isolamento.

