Lotta all’evasione erariale, Viterbo e la Tuscia a secco: zero segnalazioni al Fisco e nessun incasso
Cronaca
23 Ottobre 2026
Lotta all’evasione erariale, Viterbo e la Tuscia a secco: zero segnalazioni al Fisco e nessun incasso

VITERBO – Nessuna segnalazione inviata all’Agenzia delle Entrate e, di conseguenza, nessuna entrata economica per le casse comunali. È questo il bilancio che emerge per il Comune di Viterbo e per l’intera provincia dal recente studio elaborato dalla Cgia di Mestre, che ha analizzato il livello di partecipazione delle amministrazioni locali al recupero dell’evasione fiscale nazionale.

Il report, diffuso il 10 ottobre 2026 e basato sui dati del Ministero dell’Interno, prende in esame i contributi erogati ai municipi nel 2025 per le attività di accertamento riferite all’anno precedente. Il meccanismo alla base di queste entrate premia i Comuni che, attraverso “segnalazioni qualificate”, comunicano all’amministrazione finanziaria elementi utili a far emergere l’evasione su imposte come Irpef, Ires e Iva. A chi collabora, lo Stato riconosce una quota pari al 50% delle somme effettivamente recuperate.

Tuttavia, leggendo i dati, il capoluogo della Tuscia figura esplicitamente nella lista degli enti che non hanno prodotto alcuna segnalazione utile, rimanendo a quota zero incassi. Un trend che si estende a tutto il territorio provinciale: nessun comune del Viterbese, infatti, è riuscito a inserirsi nell’elenco nazionale dei 304 municipi beneficiari di questi specifici fondi.

Il dato viterbese si inserisce in un quadro regionale laziale decisamente sottotono. In tutto il Lazio, solo due amministrazioni hanno registrato incassi da questa attività: Roma, che si piazza al quarantesimo posto in Italia con circa 10.144 euro riconosciuti (frutto di un recupero complessivo di oltre 20mila euro), e Albano Laziale, con un modesto incasso di 25 euro. Al pari di Viterbo, anche gli altri capoluoghi di provincia — Frosinone, Latina e Rieti — condividono il totale vuoto di segnalazioni e introiti. Uno scenario ben diverso da quello di altre zone d’Italia: a livello nazionale, la collaborazione tra Comuni e Fisco ha permesso di recuperare circa cinque milioni di euro, con il Comune di Genova in cima alla classifica grazie a un tesoretto incassato di oltre 406mila euro.

A parziale spiegazione di questi numeri, la stessa Cgia di Mestre evidenzia le oggettive difficoltà operative e burocratiche degli enti locali. Formulare istruttorie circostanziate per l’Agenzia delle Entrate richiede personale appositamente formato, tempo e risorse che spesso scarseggiano all’interno dei municipi. Di conseguenza, quando le amministrazioni dispongono di competenze adeguate, tendono fisiologicamente a impiegarle in via prioritaria per riscuotere le imposte strettamente locali (come Imu, Tari e altre tasse comunali), la cui gestione diretta garantisce entrate vitali per i bilanci e che, naturalmente, non rientrano nei parametri di questo specifico studio.