“La sciagura dell’Elevato”: La Fortezza demolisce l’arrivo di Giuseppe Conte a Viterbo. “Passerella elettorale di un miracolato”
Cronaca
27 Ottobre 2026
“La sciagura dell’Elevato”: La Fortezza demolisce l’arrivo di Giuseppe Conte a Viterbo. “Passerella elettorale di un miracolato”

VITERBO – L’arrivo di Giuseppe Conte a Viterbo viene accolto da un durissimo fuoco di sbarramento da parte dell’associazione La Fortezza, che bolla senza mezzi termini l’ex premier come «la sciagura dell’Elevato» e la sua presidenza come «la peggiore esperienza di governo che l’Italia abbia subìto negli ultimi anni». A conferma di questo sentimento popolare, sottolinea l’associazione, basta scorrere gli innumerevoli insulti comparsi sotto i link dei quotidiani locali che annunciavano l’evento.

La Fortezza smonta l’appuntamento viterbese definendolo non un evento culturale, bensì una mascherata «passerella elettorale» in una città giudicata politicamente adulta. Nel mirino c’è la presentazione del libro di Conte, etichettato come un «brogliaccio autocelebrativo» partorito con un’«ineffabile faccia tosta». Un’operazione che, secondo la nota, «non toglierà né aggiungerà un voto alla percentuale da prefisso telefonico che lui ed il suo partito raccolgono da sempre in città ed in provincia».

L’attacco si fa ancora più frontale ripercorrendo le origini politiche dell’ex presidente del Consiglio, definito «un miracolato» e un perfetto «signor nessuno». La Fortezza ricorda la sua comparsa sulle scene «all’improvviso dal cilindro di Beppe Grillo nel modo in cui un serpente sorge dalla cesta del pifferaio». Una mossa che, accusa l’associazione, serviva unicamente per «vestire di presentabilità» e dare copertura alla «fogna ribollente» del Movimento 5 Stelle in vista della presa del potere.

Il bilancio tracciato sugli anni a Palazzo Chigi è impietoso. Giunto al governo contemporaneamente all’esplosione della pandemia di Covid e con il gradimento iniziale dell’amministrazione Trump, Conte viene accusato di aver gestito l’emergenza nazionale esclusivamente a colpi di DPCM, «facendo scempio del diritto del lavoro e di ogni cautela nella gestione dell’ordine pubblico». Il lascito politico dell’Elevato, conclude duramente La Fortezza, si riassume in «voragini non ancora colmate nelle finanze nazionali» e in una politica estera in cui si è distinto unicamente «per essere divenuto in poco tempo l’uomo al servizio di tutti i poteri economici stranieri. Punto».