CIVITAVECCHIA – “Quattro persone in una stanza due delle quali con problemi di disabilità un padre che affronta un percorso di dialisi e una famiglia che da tredici anni attende una casa popolare Questa non è soltanto una storia di emergenza abitativa ma una situazione che chiama direttamente in causa le istituzioni e la loro capacità di intervenire davanti a un bisogno concreto”. Lo fa sapere Barbara Costanzo.
“La vicenda raccontata da Rita – prosegue Barbara Costanzo – è uno schiaffo alla coscienza di Civitavecchia. Una famiglia costretta a vivere in uno spazio insufficiente dove persino mangiare diventa un problema mentre la preoccupazione per la salute del marito e il futuro dei figli si aggiunge a una situazione già drammatica.
Secondo quanto riferito da Rita il Comune sarebbe stato informato della situazione già dal mese di marzo eppure oggi la famiglia si trova ancora a vivere in una stanza di un’ex struttura alberghiera utilizzata per le sistemazioni temporanee.
Sindaco, assessori e Ufficio Politiche per la Casa, è arrivato il momento di dare risposte concrete. Non basta sapere che una famiglia è in difficoltà e affidarla a una sistemazione provvisoria. Occorre verificare la situazione individuare le soluzioni possibili e spiegare quali interventi siano stati realmente attivati.
Dopo 13 anni di attesa è legittimo domandarsi come sia possibile che una famiglia continui a vivere nell’incertezza e che la sua posizione in graduatoria secondo quanto riferito dalla stessa interessata continui a peggiorare.
Non si chiede di scavalcare altre famiglie che vivono situazioni difficili né di ignorare le regole. Si chiede che le condizioni di fragilità vengano valutate con attenzione e che sia individuata una soluzione dignitosa nel rispetto delle procedure e dei diritti di tutti.
La presenza di persone con disabilità e le necessità sanitarie legate alla dialisi rendono questa vicenda ancora più urgente. La casa non è un lusso e non può diventare un privilegio riservato a chi riesce a farsi ascoltare dalle istituzioni.
Al sindaco e all’Ufficio Politiche per la Casa rivolgo domande precise. Quali interventi sono stati attivati dopo le segnalazioni della famiglia? È stata rivalutata la situazione sociale e sanitaria del nucleo familiare? È possibile individuare un alloggio adeguato o una sistemazione temporanea più dignitosa? Quali tempi concreti possono essere comunicati a queste persone?
Non servono altre promesse ma risposte chiare e fatti verificabili perché una sistemazione provvisoria non può trasformarsi in una condizione senza fine e l’emergenza abitativa non può essere affrontata soltanto quando diventa una notizia
Personalmente rimango a disposizione di questa famiglia Se la situazione dovesse persistere e non si arrivasse a una soluzione concreta in tempi brevi sono disponibile a farmi portavoce delle loro richieste e a chiedere eventualmente un incontro con il sindaco per rappresentare direttamente le difficoltà che stanno vivendo e sollecitare un intervento risolutivo
Non intendo alimentare polemiche sterili ma ritengo che davanti a una situazione simile sia doveroso non voltarsi dall’altra parte. Le istituzioni devono ascoltare i cittadini soprattutto quando si trovano in condizioni di particolare vulnerabilità.
Una città si giudica anche da come protegge chi è più fragile e dalla capacità di trasformare le parole in interventi concreti.
Sindaco, dopo 13 anni di attesa questa famiglia merita una risposta seria e una prospettiva concreta. Non possiamo accettare che quattro persone continuino a vivere in una stanza senza sapere quando potranno finalmente avere una casa dignitosa”.

