Il grande giorno è arrivato. Anzi, la grande notte. Forse giorno dall’altra parte dell’Oceano; da qui, una notte che l’Italia della Formula Uno aspetta da oltre mezzo secolo. Perché per affondar le radici su un pilota italiano campionissimo del mondo a fine stagione occorre girar pagine su pagine, scavare nella storia, addirittura nel dopo guerra, fino a riaffiorar soltanto nel 1953, quando trionfò Ascari. Fu il suo secondo titolo iridato all’interno di anni cinquanta da favola per tutto l’automobilismo italiano, che rispecchiava annate d’oro e quell’ottimismo che tutto il Bel Paese tornava a respirare dopo il secondo grande conflitto mondiale. L’altro unico azzurro a vincer mai fu Farina, vero pioniere e precursore del successo, che trionfò ed aprì le danze nel 1950 esatto. Soltanto loro due, presumibilmente fino a stasera. 119 piloti italiani nel circuito nel corso della storia: nel resto del novecento, senz’altro Bandini nei sessanta e lo stesso De Angelis negli ottanta avrebbero meritato di più. Dei 116 soltanto in 19 pensate vinsero almeno un GP, tra questi negli anni duemila e pertanto più vicini alla nostra generazione impossibile dimenticare Trulli e Fisichella. Oggi il grande giorno, la grande notte. A chiudere quel decennio precedente in cui per anni non si registrò nemmeno un pilota tricolore ai nastri di partenza. Una premessa lunga ma doverosa per quel che può succedere ed a scanso di scongiuri, una settimana di ritardo rispetto ad un Texas in cui francamente le combinazioni erano piuttosto complicate, stavolta succederà. Kimi Antonelli partirà per vincere il Mondiale di Formula Uno. Sarebbe il primo della sua giovane ma già straordinaria storia da predestinato, a sole 20 primavere. Stasera Andrea Kimi può riaprire un discorso interrotto 63 anni fa. Un italiano può tornare campionissimo del mondo F1. A Città del Messico griglia di partenza alle 21. Entro la mezzanotte, può aver già conquistato ogni copertina. Quintultimo GP: gli basterà chiudere nelle prime nove posizione, forte dei 123 punti di vantaggio che ad Austin ha continuato ad alimentare ai danni del compagno di scuderia, Russell. Può vincere anche con decimo ed undicesimo posto, a patto che né compagno né Sir Lewis conquistino Città del Messico. L’unico rimpianto che presumibilmente proveremo tutti stasera? Non vincerà una Rossa. Non vincerà la Ferrari. Non vincerà la scuderia per cui il vero italiano farà sempre il tifo. Per una volta, però, con leggero conflitto d’interesse, saremo fieri per quel bolognese così tenero e genuino, quel sorriso tutt’altro che costruito: bentornata a quella fierezza di essere italiani. Vincerà la Mercedes, ma mai come stavolta il sapor della sconfitta ferrarista non sarà così impossibile da digerire. Con fierezza ed orgoglio assisteremo alla storia, storia tricolore.

