CITTA’ DEL MESSICO (MESSICO) – Emozione tricolore a Città del Messico. Alle 23.24 italiane, finalmente quel fatidico verdetto. Matematico, aritmetico, insindacabilmente ufficiale: Andrea Kimi Antonelli è campione del mondo. A soli 20 anni ha vinto il suo primo Mondiale di Formula Uno, in una carriera che già descrive pertanto il primo trionfo iridato di un autentico predestinato.
Una gara infinita, un film. L’incidente di Bottas, spaventoso: bandiera rossa, interruzione. Finita dopo due ore e mezza, incredibile ma vero. Ma alla fine è gloria, eterna. Kimi, tra le sanguinose lotte altrui, anche stasera ha fatto il suo: ha condotto e brillato lungo il suo percorso, senza strafare, gestendo ed amministrando con quella maturità che a sole 20 primavere impallidisce pure i più grandi.
A proposito dei più grandi, podio del destino: Antonelli chiuderà terzo dietro Verstappen ed Hamilton, come se i più grandi mostri degli ultimi decenni fossero stati scelti per accompagnarlo lassù, alla gloria, per abdicar lo spettro di un campione che scriverà la storia della Formula Uno del prossimo decennio ed oltre. Destini romantici, epici, da film.
A soli 20 anni Kimi Antonelli diventa il più giovane di sempre a laurearsi campione del mondo F1. Unica pecca? Trionfa con la più nobile rivale, la Mercedes, davanti ad una Rossa falcidiata da tensioni interne e dalla guerriglia velenosa tra Hamilton e Leclerc che anche stavolta costerà il GP a Sir Lewis. Ma sono altre questioni, ne parleremo.
Quel che più conta sono le lacrime del ragazzotto di Bologna al team Radio, così come quelle dei genitori increduli ed ancor più emozionati. Inno di Mameli che riecheggia a Città del Messico, attimi di storia. Dopo 63 anni, dopo quegli anni cinquanta di Ascari e Farina, un italiano torna campione del mondo di Formula Uno. Momenti di gloria.

