CIVITAVECCHIA – “Ci vuole un attimo a firmare un trasferimento (ndr. lo firma il dirigente o il segretario generale?). Le conseguenze possono pesare per mesi sulla vita di chi aspetta una risposta”. Lo fa sapere l’architetto Massimo Pantanelli.
“L’architetto Claudio Mari viene spostato improvvisamente dalla paesaggistica ai Lavori Pubblici e l’ufficio subdelega resta sguarnito – prosegue la nota -. Chi segue le pratiche? Chi risponde ai cittadini? Chi garantisce continuità al lavoro già avviato? Sono domande alle quali bisognava rispondere prima di disporre quello spostamento.
Dietro ogni fascicolo ci sono persone: famiglie che hanno sostenuto spese, professionisti che lavorano e devono essere pagati, attività che aspettano un’autorizzazione per andare avanti. Il loro tempo costa. La loro pazienza ha un limite. Lasciarli nell’incertezza significa trattare le loro necessità come un dettaglio trascurabile.
È qui che si misura il disinteresse di un’amministrazione: nella facilità con cui prende decisioni lasciandone il peso sulle spalle degli altri. E gli ulteriori spostamenti segnalati impongono una riflessione anche sul rispetto dei dipendenti.
Io non vorrei entrare in Comune domandandomi se un’obiezione professionale, una risposta sgradita o il richiamo a una regola possano costarmi il mio incarico. Non vorrei dover scegliere ogni parola pensando alla scrivania sulla quale potrei ritrovarmi domani.
Un dipendente deve poter lavorare a testa alta. Deve poter segnalare un errore senza temere conseguenze. La sua coscienza professionale è una garanzia anche per noi cittadini.
Un trasferimento non deve mai diventare una punizione mascherata. Se decisioni improvvise e poco comprensibili alimentano il timore del ‘o obbedisci o ti cacciano’, chi governa deve dissiparlo con ragioni trasparenti e comportamenti verificabili.
L’amministrazione chiarisca le proprie scelte e garantisca subito la continuità della paesaggistica. Dia certezze a chi lavora e risposte a chi aspetta.
Le targhe sulle porte si cambiano in pochi minuti. Il tempo sottratto alla vita delle persone non lo restituisce nessuno”.

