Via il Crocifisso dalla scuola
Scuola e Università
17 Novembre 2018
Via il Crocifisso dalla scuola

di ANGELO PERFETTI

FIUMICINO – Via il crocifisso dalle aule della scuola elementare per non urtare la sensibilità di chi non è cristiano. Accade all’Istituto Rodano di Fiumicino, e la cosa ha sollevato immediate proteste da parte dei genitori.(agg. 18/11 ore 8.21) segue

LA DENUNCIA DEI GENITORI. A denunciare l’episodio – in esclusiva al faroonline.it – è il senatore della Lega, William De Vecchis: “Lo scorso 8 novembre, in una riunione all’interno della scuola, alcuni genitori si sono accorti che da qualche classe erano spariti i crocifissi, simboli della cristianità e della nostra cultura. Alle richieste di chiarimenti, la risposta è stata che l’eliminazione del Crocifisso era stata decisa per non mettere in imbarazzo i bambini di fede musulmana presenti nell’istituto.
Una scelta che non condivido – prosegue -, che per tutelare le esigenze di alcuni, mortifica i sentimenti di molti. Il Crocifisso è un simbolo che da sempre accompagna l’educazione dei nostri figli, incarna i valori che hanno affiancato la crescita storica del nostro Paese. Aggiungo di più: anche in una concezione laica, nessuno ha mai messo in discussione il valore del Crocifisso, pur mantenendo ogni famiglia una propria linea e un proprio credo. Ora però, per strizzare l’occhio ad un modo distorto di intendere l’accoglienza, si abdicano a valori, prassi e sentimenti popolari degli italiani per strizzare l’occhio ad altre culture.
Non è questo il senso dell’accoglienza e dello scambio culturale”. (agg. 18/11 ore 9)

IL PRINCIPIO DI RECIPROCITA’. “Lo scambio esiste proprio in funzione di una diversità, accolta dall’altro e accettata da entrambi. Omologare noi stessi a tradizioni o religioni altrui non favorisce lo scambio, lo impoverisce.
Per non parlare del principio di reciprocità, per il quale ognuno dovrebbe assumere lo stesso atteggiamento nei confronti dell’altro, cosa che è evidente a tutti non accade quando noi ci rechiamo in Paesi musulmani. Lì, per rispetto, ci adeguiamo ad usi e costumi che la società e la religione impongono, ed è giusto così. Non si capisce perché al contrario, qui in Italia, c’è chi non capisce questo passaggio e non offre, agli stranieri o ai seguaci di altre Fedi, la nostra peculiarità come un valore”.(agg. 18/11 ore 9.30)