Dieci anni sono un soffio. Passano e non te ne accorgi. Eppure per i tifosi della Lazio questi ultimi due lustri sono passati un po’ meno in fretta. Proprio un decennio fa, infatti, il 1° aprile del 2012, veniva ammainata la bandiera biancoceleste per eccellenza: ci lasciava Giorgio Chinaglia. “Giorgio non è stato solo importante per quella Lazio e per la vittoria dello scudetto, è stato il trascinatore, il condottiero, quello che ha, con il suo spirito combattivo, suonato la carica sia a noi in campo, sia al pubblico sugli spalti. Aveva questa grande capacità. Non era lui che si caricava con l’incitamento del pubblico ma era lui che eccitava il pubblico, da questo punto di vista come uomo squadra era imbattibile”.
E’ questo il ricordo che Luigi Martini, compagno di squadra di Long John alla Lazio consegna all’Adnkronos. Toccanti poi le parole, raccolte ancora dall’AdnKronos, di Massimo Maestrelli, uno dei figli di Tommaso, compianto allenatore dello scudetto della Lazio nel 1974: “Mio babbo e Giorgio si sono trovati. Chinaglia aveva un padre lontano e quasi assente, cercava un padre, si sono ritrovate le due figure di padre e figlio anche se non lo erano. Io di Giorgio – dice commosso Maestrelli – ricordo tutto, le prime sere che venne a dormire a casa, lui amava gli stadi inglesi diceva che gli stadi italiani erano brutti, e dopo pranzo si metteva li e disegnava questi stadi. Ricordo quando andava a giocare a tennis al Fleming, c’erano Panatta e Bertolucci, ci portava con lui e poi a magiare un gelato o a prendere un supplì. Eravamo come fratelli più piccoli per lui, aveva per noi manifestazioni d’affetto sotto ogni punto di vista”.

