Viterbo “capitale italiana della sete” insieme a Roma
Cronaca
25 Luglio 2022
Viterbo “capitale italiana della sete” insieme a Roma

VITERBO – “Capitale italiana della sete”.

E’ decisamente allarmante la definizione data dall’Osservatorio sulle risorse idriche dell’associazione nazionale dei consorzi di tutela del territorio e acque irrigue a Viterbo e Roma, gravate da un deficit di piogge mai così devastante.

A Ladispoli il record negativo delle piogge: 94 millimetri in otto mesi

Una siccità che sta determinando gravi conseguenze anche dal punto di vista morfologico dei territori: il lago di Bracciano è sceso di 36 centimetri rispetto allo scorso anno, quello di Nemi di 96, mentre il lago di Turano cala di un centimetro al giorno.

Di molto inferiori alla media restano le portate del fiume Aniene, mentre quelle del Liri e del Sacco sono ai minimi dal 2017. Sostanzialmente in linea con gli anni scorsi, invece, i livelli del Tevere.

Un analisi, quella dell’Anbi che delinea un quadro devastante: caldo soffocante e assenza di piogge, dopo aver compromesso laghi e corsi d’acqua, stanno minacciando anche le riserve d’acqua sotterranea del nord e centro Italia.

«La siccità di quest’anno ha caratteri nuovi e di assoluta gravità, perché l’assenza di pioggia e neve sta intaccando anche riserve idriche, destinate prioritariamente all’uso potabile, provocando un deficit, che si protrarrà nel tempo – ha sottolineato Francesco Vincenzi, presidente Anbi -.

Non intervenire urgentemente con un piano di infrastrutture per la raccolta delle acque piovane, come i diecimila laghetti proposti da noi e da Coldiretti, espone i territori al ripetersi di crisi sempre più devastanti, perché ricadenti su contesti già idricamente indeboliti».

«I prelievi d’acqua a profondità maggiori- aggiunge Massimo Gargano, direttore generale dell’associazione – comportano gravi rischi per l’equilibrio idrogeologico. La risposta alla siccità non può essere la cultura del pozzo, bensì l’utilizzo razionale delle risorse di superficie, che devono essere incrementate, diminuendo la percentuale d’acqua, che termina inutilizzata in mare ed oggi è pari all’89% dei circa 300 miliardi di metri cubi di pioggia, che annualmente cadono sul nostro Paese».