Sono giorni di grande emozione per Alessandro Giallatini. Soprattutto le ultime ore, soprattutto la penultima notte, quella di martedì. Già perché questa è una storia che vale la pena raccontare. Radici dell’emozione dello sport. Fronte direttori di gara. In questo caso guardalinee. Lo storico fischietto della sezione di Roma II, arrivato a grandi, grandissimi livelli proprio come guardalinee, ha vissuto martedì in Germania una serata storica, emozionante. Già, emozioni e lacrime. Assistente di Lipsia – Aston Villa, gara vinta dai britannici di Birmingham per tre a due per un risultato che ha sancito la sorprendente e prematura eliminazione del team tedesco Red Bull, durante i classici saluti finali qualche istante più tardi al triplice fischio s’è lasciato andare, liberando un pianto carico di ricordi di vita ed emozioni professionali. Un percorso a questi livelli partito lontanissimo, da quel debutto in Serie A dell’ormai remoto novembre 2009 in un Cagliari-Atalanta; poi avanti e indietro, su e giù per quella fascia per quella riga di bordocampo calcando e scalando i terreni più prestigiosi, fino alla ribalta internazionale con 31 partite di Champions e undici d’Europa League fino alla gloria assoluta di una finale come quella tra Bayern e PSG del 2020, tre gare ai Mondiali 2022 e quattro ad Euro 2024. A quasi 50 anni, era la sua ultima partita UEFA, a livelli europei, continentali. L’ultima apparizione internazionale. L’ultima apparizione in Champions League. Chiuderà la carriera a fine stagione, maggio prossimo, ma eserciterà la sua professione soltanto nei confini nazionali. Ecco svelato il motivo, come spiegherà Marco Rose tecnico del Lipsia a fine gara in conferenza stampa. Bello il loro abbraccio: momenti di grande emozione, momenti di grande sport.

