MANCHESTER – Il Manchester United ne è venuto a capo. Ha formulato la sua scelta. Da Darren Fletcher.. a Michael Carrick. Sembrerebbero ancora discorsi d’elité, se stessimo discutendo dei centrocampisti più forti degli ultimi decenni di Premier; purtroppo, per quanto versa la Manchester rossa, parliamo invece di giovani allenatori e traghettatori. Saltato Amorim, ennesimo fallimento moderno Red Devils, panchina affidata a Fletcher per le ultime due gare, prima di consegnar la squadra alla scelta definitiva, proprio Carrick. Compagni di squadra e tandem di centrocampisti centrali dell’ultimo ciclo Sir Alex al tramonto di Scholes, oggi l’uno passa la patata bollente all’altro. Tocca a Carrick. Nelle ultime ore la dirigenza d’Old Trafford ha maturato la scelta, dopo quel sorpasso paventato e realizzato nel weekend: niente Solskjaer 2.0, stavolta altro volto del club sì, ma più giovane e con carte da giocarsi sul futuro. Difficile, la scelta è comunque quella di un profilo che torna per traghettare (anime in pena, come Caronte), per poi ripartire da un nome e progetto più altisonante estate prossima. Questo lo scenario designato, ma Carrick proverà a giocarsi le sue carte. 12 anni in mezzo a quel centrocampo, DNA United da vendere, conosce l’ambiente; una settimana proprio tra Solskjaer e Rangnick, poi diversi anni in Championship col Middlesbrough. Insomma, è diventato più grande. Aspettava una chance, ora rientra dalla porta principale. Sembrerebbe che dietro questa nomina ci sia il consiglio/suggerimento proprio di Sir Alex. Una scelta che, col dispiacere di Solskjaer rimasto al palo, mette però d’accordo tutta quella schiera di grandi ex ed opinionisti il cui parere pesa ancora tantissimo, evidentemente, sull’opinione pubblica: da Scholes a Rio Ferdinand, passando soprattutto per Roy Keane e Gary Neville. Tocca a Carrick: fumata bianca in arrivo nelle prossime ore, con ogni probabilità sarà già in panchina nel weekend per un debutto di fuoco, nel derby col Manchester City.

