I destini, a volte, non potrebbero esser più beffardi. Combatte eroicamente contro la malattia da tempo, una delle massime istituzioni di sempre del calcio romeno, Mircea Lucescu. Il commissario tecnico della nazionale che non ha voluto mollare nemmeno un centimetro e presentarsi in panchina, da valoroso condottiero, a guidare il suo paese nella semifinale playoff poi persa con quella Turchia di Montella che, vincendo in Kosovo, avrebbe lei sì centrato il ritorno ai Mondiali 24 anni dopo l’ultima volta.
Eliminazione valorosa, comunque. Voleva restar in panchina per preparare l’amichevole con la Slovacchia ma, accusando un malore, ha dovuto lasciar un gruppo squadra commosso e preoccupato. Ricovero in ospedale a Bucarest fino a ieri mattina, quando doveva esser dimesso. Se giovedì aveva ricevuto la notizia dell’esonero, con la Federazione che per causa maggiore ha dovuto cambiar rotta e adesso con ogni probabilità punterà su Hagi, all’eroico Mircea nemmeno il tempo d’andar a casa per digerire la notizia calcistica.
Gli era stato impiantato comunque un defibrillatore, ma nella mattinata del venerdì proprio prima di lasciar l’ospedale ha accusato un doppio infarto: uno alle 9.30, l’altro a mezzogiorno. Adesso è in terapia intensiva e continua a lottare. La Romania prega, commossa e addolorata.

