Presenti all’iniziativa “Machines for Peace” la sindaca Chiara Frontini, il consigliere regionale Daniele Sabatini, la rettrice Unitus Tiziana Laureti, Massimo Mecarini presidente del Sodalizio, l’architetto Raffaele Ascenzi e l’europarlamentare Antonella Sberna
BRUXELLES – Presso l’Istituto Italiano di Cultura di Bruxelles, si è celebrato ieri un momento storico per la diplomazia culturale del nostro Paese: l’inaugurazione della mostra «Machines for Peace», un evento che celebra i vent’anni della Rete delle Grandi Macchine a Spalla, riconosciute dall’UNESCO come Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità.
La mostra rappresenta un viaggio immersivo tra le espressioni più autentiche del patrimonio italiano. Dalla maestosità della Macchina di Santa Rosa di Viterbo alla danza dei Gigli di Nola, dal ritmo dei Candelieri di Sassari alla forza della Varia di Palmi, l’esposizione racconta come la fede, l’arte e la fatica collettiva possano trasformarsi in un messaggio universale di fratellanza.
Per la prima volta nella storia, la Statua di Santa Rosa ha varcato i confini nazionali, accompagnata dai Facchini nelle loro divise storiche, portando con sé l’odore dell’incenso e il calore di una comunità che si riconosce nel proprio simbolo più alto. Oltre alla statua, i visitatori possono ammirare filmati originali e opere scultoree che restituiscono la complessità tecnica e spirituale di queste “macchine” straordinarie.
L’evento ha visto la partecipazione di figure di spicco del panorama politico e culturale. L’Ambasciatore d’Italia in Belgio, Federica Favi, ha dato lettura di un messaggio del Vice Presidente del Consiglio e Ministro degli Affari Esteri, On. Antonio Tajani, il quale ha sottolineato come queste tradizioni siano “straordinari simboli di pace e leva di diplomazia culturale”, capaci di parlare un linguaggio che supera le barriere linguistiche. Mentre la Presidente del Parlamento Ue Roberta Metsola ha ricevuto in dono “il ciuffo” portato dai Facchini della Macchina di Santa Rosa.
La Vice Presidente del Parlamento Europeo, On. Antonella Sberna, madrina dell’iniziativa, ha evidenziato l’importanza del contesto: “L’Europa non vive solo nelle istituzioni: vive nei popoli, nelle memorie condivise, nelle tradizioni che attraversano i secoli. Presentare queste tradizioni a Bruxelles assume un significato particolare, segnando la loro presenza in un contesto istituzionale europeo così rilevante”.

Il cuore pulsante dell’evento è stata senza dubbio la città di Viterbo. La Sindaca Chiara Frontini ha espresso con orgoglio il valore del progetto: “Siamo a Bruxelles per la tappa europea del progetto ‘Macchine di Pace’, una mostra che racconta il nostro patrimonio UNESCO come esempio di comunità verso un obiettivo condiviso. Dopo le tappe di Betlemme, Belgrado, Parigi e Praga, l’arrivo nel cuore dell’Unione Europea rappresenta la consacrazione di un percorso che vede la tradizione farsi strumento di marketing territoriale e coesione sociale”.
Accanto alla sindaca, hanno sostenuto l’iniziativa Daniele Sabatini per la Regione Lazio, la rettrice dell’Università della Tuscia Tiziana Laureti, portavoce dell’eccellenza formativa del territorio, e Massimo Mecarini, Presidente del Sodalizio dei Facchini, che ha incarnato il coraggio e la dedizione di chi, ogni 3 settembre, porta sulle spalle il peso della devozione.
Tra i presenti anche l’architetto Raffaele Ascenzi, ex facchino e mente creativa dietro il design della nuova Macchina, che ha saputo coniugare innovazione architettonica e rispetto per la tradizione secolare.
Il successo della Rete è però frutto di un lavoro corale, coordinato da Patrizia Nardi, responsabile scientifica e referente d’indirizzo della Rete, la cui visione strategica ha permesso a queste realtà di dialogare con l’UNESCO e con il mondo. La mostra «Machines for Peace», allestita sotto la direzione del Prof. Pierre Di Toro, rimarrà aperta al pubblico presso l’Istituto Italiano di Cultura di Bruxelles gratuitamente fino al 4 giugno 2026.L’evento gode del patrocinio del Ministero degli Affari Esteri, del Parlamento Europeo, della Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO e dei Comuni coinvolti, confermando che quando l’Italia si presenta unita, la sua voce risuona più forte che mai. La “Macchina” non ha solo valicato i confini geografici: ha unito i popoli nel segno della bellezza e della pace, dimostrando che l’anima di un popolo è un tesoro che merita di viaggiare.

