MONTEFIASCONE – Se la prima assenza poteva sembrare una scelta di transizione, la persistente lontananza della Cantina Sociale di Montefiascone dal palcoscenico del Vinitaly sta assumendo i contorni di un vero e proprio caso. E questa volta, a sollevare il problema, non sono soltanto gli addetti ai lavori o gli esperti di marketing territoriale, ma la base stessa della filiera: i viticoltori locali.
Le testimonianze raccolte tra i soci conferitori e gli operatori del settore restituiscono un quadro di profonda delusione. Di fronte ai quasi 5000 espositori provenienti da tutto il mondo, l’assenza della storica cooperativa falisca ha rappresentato un vuoto impossibile da ignorare. Autorità, buyer internazionali, operatori di settore e semplici appassionati transitati per i padiglioni di Verona Fiere hanno trovato le cantine del territorio viterbese a fare rete, ma non il nome di Montefiascone. “Non è stato mandato nemmeno un cartone di vino per una presenza simbolica in esposizione“, commenta amaro uno dei produttori storici.
Sul tavolo del dibattito locale, la distinzione tra le competenze contabili e la visione strategica si fa sempre più netta. Se è vero che spetta al Consiglio di Amministrazione far quadrare i conti e approvare il bilancio, molti viticoltori sottolineano come la vocazione e lo sviluppo di un intero territorio non possano essere ridotti a una mera riga di spesa. Un argomento, quello del risparmio, che peraltro vacilla di fronte agli strumenti di supporto esistenti: la Regione Lazio, attraverso l’Arsial, mette in campo risorse e sacrifici importanti proprio per ammortizzare i costi di partecipazione delle cantine laziali, rendendo l’alibi economico meno difendibile.
Il danno percepito non è soltanto legato alle mancate vendite o alla perdita di prestigio. Fiere come il Vinitaly sono, oggi più che mai, snodi cruciali per l’aggiornamento sulle nuove strategie commerciali e sull’andamento del mercato globale. A destare perplessità è stata anche l’assenza delle figure tecniche della Cantina, come l’enologo, private di un’occasione fondamentale di formazione e confronto in un settore dove l’aggiornamento continuo è l’unica arma per restare competitivi. “L’Ente Fiera di Verona fa investimenti enormi per tutelare il vino dalla concorrenza — fa notare un operatore — mentre qui sembra mancare la volontà di crescere. L’Est! Est!! Est!!!, con queste premesse, rischia di sparire dai radar che contano“.
Ma è sul fronte interno che si registra lo strappo più doloroso. Molti soci avrebbero potuto forse digerire questa “ritirata strategica” se, quantomeno, avesse garantito liquidità e solidità alla base produttiva. La realtà emersa è invece opposta. Tra i conferitori serpeggia una profonda amarezza per presunti ritardi e i mancati pagamenti delle uve: una situazione definita come “mai successa negli ultimi cinquant’anni”. Se tutti stanno facendo sacrifici per mantenere in vita le vigne, la percezione è che dalla dirigenza della Cantina non arrivino segnali di vitalità proporzionati.
Tutto questo si scontra con un paradosso frustrante: la qualità del prodotto. Negli ultimi anni, la Cantina ha prodotto vini eccellenti. C’è la consapevolezza che nascondere questo livello qualitativo sia un torto non solo alla storia del territorio, ma anche al lavoro quotidiano dei cantonieri, degli enologi e di tutti i dipendenti della struttura.
Presenziare agli eventi locali è fondamentale per il tessuto cittadino, ma il vino di Montefiascone — concordano i viticoltori — ha bisogno di dischiudersi nuovamente al mondo. L’auspicio, ormai un appello aperto, è che si tratti di un incidente di percorso e che il prossimo anno si registri un netto cambio di rotta. Per restituire all’Est! Est!! Est!!! il posto che gli spetta di diritto: tra i grandi, e non dietro le quinte.

