Viterbo – Frode su autoveicoli e immobiliare, sequestrati oltre 1,5 milioni di euro a tre società
Cronaca
29 Aprile 2026
Viterbo – Frode su autoveicoli e immobiliare, sequestrati oltre 1,5 milioni di euro a tre società

VITERBO – Dopo una lunga indagine, la Procura ottiene il sequestro preventivo di oltre 1,5 milioni di euro per frode fiscale e autoriciclaggio.

 

All’esito di un’indagine eseguita dal Gruppo di Viterbo della Guardia di Finanza, l’Autorità Giudiziaria ha disposto, con apposito decreto, il sequestro preventivo nei confronti di due soggetti e tre società operanti nel commercio di autoveicoli e nel settore immobiliare, risultate indagate per sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte, autoriciclaggio e, in ultimo, per la responsabilità amministrativa degli Enti.

 

“L’attività investigativa – fanno sapere dalla Guardia di Finanza -, coordinata dalla Procura della Repubblica di Viterbo, trae origine da una segnalazione relativa ad un ingente debito erariale accumulato da una società di capitali, pari a circa 800mila euro.

 

Dagli accertamenti esperiti è emerso che l’amministratore della società debitrice, attraverso un sofisticato meccanismo perpetrato con alienazioni fraudolente (tra cui autovetture di lusso come Porsche e Ferrari), ha trasferito la proprietà di veicoli ad una seconda società, riconducibile sempre al medesimo soggetto, con il solo scopo di svuotare il patrimonio aziendale, rendendo così inefficaci tutte le procedure di riscossione coattive.

 

Contestualmente, l’ideatore di detto disegno criminoso ha continuato a sottrarre dai conti aziendali ingenti somme, riversandole sui propri conti personali, impiegandole (autoriciclaggio) in attività economiche riconducibili alla società realizzata ‘ad hoc’ dallo stesso.

 

Ulteriori riscontri fiscali hanno fatto emergere, altresì, che per continuare l’attività economica è stata costituita una ‘terza’ società, formalmente amministrata da un familiare, sulla quale sono stati trasferiti tutti gli autoveicoli oggetto del commercio.

 

L’inchiesta ha evidenziato come le condotte illecite siano state realizzate anche nell’interesse e a vantaggio delle società coinvolte; pertanto, è stata contestata la responsabilità amministrativa degli Enti ai sensi del D.Lgs. 231/2001, in relazione ai reati tributari e di autoriciclaggio commessi dai rispettivi amministratori.

 

Le indagini esperite dai Finanzieri di Viterbo costituiscono un’ulteriore testimonianza della costante azione del Corpo nel contrasto alla criminalità economica finanziaria, volto a colpire il reimpiego di capitali illeciti, tutelando, nel contempo, le pretese erariali dello Stato”.