BURGAS (BULGARIA) – Avrà perso a livello internazionale un pizzico del suo prestigio, senza girarci intorno: emblematica la scelta del mostro di questa generazione, Pogacar, di non partecipare e risparmiare energie. Ma difendiamolo con onore: il Giro d’Italia mantiene e manterrà sempre il suo eterno fascino. E resta uno degli accadimenti sportivi per cui l’Italia, non mentendo mai, coi suoi scorci e coi suoi panorami torna al centro del mondo sportivo.
Anche quest’anno prime tre tappe all’estero. S’è scelta la Bulgaria, si correrà per tutto il weekend. Da Nesebar a Burgas, la prima tappa di ieri, ha già regalato sorprese: ha vinto Magnier, sì, ma alla fine di un percorso in cui a pochi chilometri dal traguardo è successo di tutto, come crollo e caduta di massa, che hanno favorito la nuova prima maglia rosa del francese. Male Milan, l’azzurro più alto, comunque fuori dal podio: per uno che nutre le sue ambizioni, delusione. Ma siamo solo all’inizio, oggi si arriverà a Tarnovo, domani si chiude a Sofia.
Saranno in tutti 21 tappe. Edizione 2026 che regalerà ancora una volta la chiusura sotto al fascino capitolino. In quella Roma dove l’anno scorso Yates coronò la sua carriera e dopo il successo più ambito si ritirò. Un Giro apertissimo, con 184 atleti per 23 squadre, le speranze azzurre riposte anche e soprattutto su Pellizzari, recente vincitore del Tour delle Alpi. Mai dimenticare naturalmente Filippo Ganna, il più vincente tra gli azzurri presenti con sette tappe. Il favorito resta Vingegaard, senza girarci intorno: ma non è Pogacar, ecco perché apertissimo e, come già s’è visto in apertura, può succedere di tutto.

