Archiviate le tumultuose e concitatissime emozioni della domenica sera, col successo da batticuore a Parma fortemente sconsigliato ai tifosi romanisti più deboli di cuore, Roma è lassù: agganciato il Milan, ancora ad una lunghezza dalla Juventus. Roma che sogna la Champions, di nuovo, e che adesso chiede un favore a De Rossi ed al suo Genoa domenica prossima per scavalcar i rossoneri e tornar a guardar da vicino l’Europa che conta.
C’è euforia, c’è fermento, c’è entusiasmo. Ma non solo, c’è anche quel piccolo grande rovescio della medaglia, l’eccezione alla regola che a Roma, in questo ambiente, non può mancare. C’è quella vena di malinconia mista ancora a malumore, quella creata esclusivamente da Paulo Dybala. Che ieri sera, col sorriso spontaneo e quella genuinità che l’ha sempre contraddistinto, non si risparmierà davanti ai media nel post gara: ammetterà che domenica potrebbe esser non soltanto il suo ultimo derby ma al contempo l’ultima gara davanti al popolo giallorosso, contratto in scadenza ma sottolineando che nessuno dalla società abbia bussato per provar ad estenderlo. Lo fa con quel briciolo di malinconia ma anche forse quel pizzico di rancore, ammettendo al contempo che a fine stagione spiegherà la sua verità.
Dunque, se qualcuno si stesse interrogando sul futuro dell’argentino, la risposta l’ha data lui stesso: la società non ha minimamente alzato il telefono. Non ha ancora proposto alcun rinnovo del contratto. E con ogni probabilità, dopo l’ennesima stagione falcidiata da infortuni e problemi fisici, la decisione finale l’ha già partorita. Come nell’aria da tempo, Dybala e la Roma ai titoli di coda. Si sarebbe aspettato magari comunicazione differente, considerazione diversa, non sarà stato così. Ma visti i casi Totti e DDR, forse non fa nemmeno più notizia. Ma quest’anno Paulo ha offerto troppo poco: solo 19 presenze, 4 assist e soltanto due gol. Ed a dispetto degli ultimi anni, una società che ha scelto Gasp in toto e che quindi deve costruire il futuro, la Roma è andata forte anche senza l’asso argentino. Su uno dei casi spinosi del blocco storico tra contratti in scadenza ed incertezza, una direzione adesso già: forte e chiara, espressa dal diretto interessato.

