Sport
16 Maggio 2026
Darderi, testa alta comunque: a Roma l’Italia scoprì una nuova forza sul rosso

ROMA – In attesa di scoprire come finirà l’infinita semifinale tra Sinner e Medvedev, interrotta da un’acquazzone quasi cinematografica e che in un ponte del destino lungo da ieri sera si chiuderà soltanto in questi minuti, l’Italia è già certa comunque di non potersi godere quel sogno di una finale tutta azzurra.

Niente da fare infatti nell’altro versante, l’altra semi che ha descritto Darderi stavolta demolito da un osso duro anzi durissimo come il norvegese Ruud. E’ finita male, con un doppio 6-1 in poco più di un’ora di gioco, punteggi non consoni ad una semifinale: Luciano lo sa e chiede scusa al pubblico, ma la risposta è comunque straordinaria, applausometro impazzito e conseguente standing ovation per un ragazzo che ha saputo far breccia nel tennis dei massimi, ma massimi livelli.

Ha cambiato la dimensione di Darderi, questo Masters 1000. “Questi Internazionali sono stati il torneo più bello della mia vita” ammetterà l’italoargentino, e come dargli torto. Un cammino straordinario, mozzafiato, a volte quasi da film come quel quarto con Jodar chiuso in piena notte. Un percorso che ha emozionato Roma e gli ha permesso di salire fino alla 16° posizione nel ranking. Splendido che l’Italia dunque possa contare su un’altra risorsa, soprattutto sul rosso.

Dall’altra parte non può far notizia Ruud. Norvegese alla definitiva consacrazione. Domani, chiunque sarà l’avversario in finale presumibilmente Sinner, sa bene che dovrà faticare. A Roma Ruud si era sempre fermato in semifinale, adesso ha compiuto l’ultimo step: per il norvegese si tratta della 27° finale in carriera su circuito, la 4° di Masters 1000.