ROMA – Più forte di tutto. Roma è pronta a incoronare Jannik Sinner, che poco fa ha centrato la finale agli Internazionali capitolini. Ha completato l’opera, ancora una volta più forte di tutto.
Più forte di quella pioggia torrenziale che ieri come nei film aveva interrotto il match; più forte di quelle fatiche e cali fisici del secondo set perso; più forte, soprattutto, pure di Medvedev: si ripartiva dal 4-2 di stanotte, ha chiuso 6-4. E’ tutto vero, Re Jannik in finalissima degli Internazionali: un anno dopo può riscattare ed archiviare la sconfitta con Alcaraz della passata edizione, anche perché oggi è tutt’altra musica.
Oggi Jannik vola verso lo spazio. Non c’è nemmeno più lo spagnolo, fuori fino a giugno. S’è ripreso tutto e con gli interessi, rispetto ad un anno fa quando rientrava da tre mesi di inattività complice squalifica clostebol. S’è ripreso tutto e con gli interessi. Insegue il sesto Masters 1000 consecutivo, il quinto dell’anno. Cemento o terra rossa, poco cambia.
E fiocca un nuovo record, quantomeno un nuovo tuffo nella storia. Diventa infatti il secondo giocatore della storia, dopo Nadal, a centrare la finale su tutti i 1000 su terra battuta. Ma soprattutto, l’aspetto più importante, è che può regolare all’Italia qualcosa che aspettiamo da cinquant’anni: il titolo a Roma, l’ultima volta fu Adriano Panatta. Gli manca solo la Capitale, appuntamento con la storia: domani ore 17, presente anche Mattarella.

