ITALIA – Ci sono teorie del complotto che si rifiutano di svanire, persistendo nell’immaginario collettivo molto più a lungo delle effimere strisce bianche che le hanno generate. L’intramontabile leggenda delle “scie chimiche” compie oggi un salto di qualità surreale, passando dai forum su internet ai palazzi della politica sotto forma di una proposta di legge d’iniziativa popolare. Depositato l’11 maggio e in cerca delle cinquantamila firme necessarie per approdare in Parlamento, il ddl battezzato “Cieli Blu” si pone un obiettivo tanto ambizioso quanto scientificamente paradossale: vietare per legge la geoingegneria e punire severamente chiunque alteri il meteo nei cieli italiani. Il testo fa appello al principio di precauzione per mettere al bando qualsiasi dispersione di sostanze chimiche o aerosol volta a modificare il clima o l’irraggiamento solare, prevedendo sanzioni draconiane che spaziano da multe fino a centomila euro a pene detentive fino a cinque anni di carcere per ogni singola violazione, con l’aggiunta di ulteriori sanzioni civili da parte dell’Enac.
Il cortocircuito logico della proposta, tuttavia, si scontra frontalmente con le leggi della termodinamica. Quello che il testo bolla implicitamente come una minaccia clandestina, mescolando le reali e pubbliche ricerche sulla geoingegneria con i timori infondati di irrorazioni segrete, è in realtà un fenomeno fisico elementare. Le scie bianche rilasciate dagli aerei non sono altro che semplice condensa: vapore acqueo che, incontrando temperature glaciali ad alta quota, si congela istantaneamente attorno ai residui dei gas di scarico dei motori, formando di fatto dei cirri artificiali. Questo meccanismo naturale, che necessita di specifiche e variabili condizioni di umidità e temperatura per innescarsi, spiega perfettamente perché le scie appaiano a intermittenza o si formino con maggiore frequenza nelle giornate più limpide, smontando l’ipotesi di un irroramento sistematico e malevolo.
Se nei prossimi sei mesi i promotori dovessero riuscire a raccogliere le firme necessarie, la proposta inizierà il suo iter parlamentare, aprendo scenari che sfiorano il grottesco. Al netto del fatto che in passato esponenti di vari schieramenti politici abbiano già strizzato l’occhio a queste teorie con interrogazioni parlamentari dedicate, l’eventuale approvazione di una norma simile porrebbe un problema di applicabilità insormontabile. Sanzionare la formazione di condensa dietro i reattori di un Boeing equivarrebbe, di fatto, a voler multare il vapore di una pentola in ebollizione o a vietare per decreto l’umidità dell’aria. Un paradosso giuridico che costringerebbe le autorità a dare la caccia alle nuvole, in nome di un complotto che, a dispetto della scienza, continua ostinatamente a non voler evaporare.

