PALERMO – Se in primo piano, come descritto e narrato, il miracolo tecnico del Catanzaro meritava chiaramente copertine calcistiche, spazio giornalistico va dato anche al rovescio della medaglia di quello che l’ultima notte di Palermo ha offerto in occasione della semifinale di ritorno di B: pagine di cronaca nera. Che ben poco dovrebbero calzare con lo spettacolo offerto in campo ma soprattutto con la passione di popoli, tra sconfitti e vincitori, così storica e genuina come quelli di Palermo e Catanzaro.
Durante una gara in pieno svolgimento infatti, sugli spalti s’è scatenato un parapiglia. Ma soprattutto, s’è scatenato in tribuna autorità. Un fatto quindi calcisticamente già di per sé piuttosto inusuale. Assiepati tra i tifosi del Palermo, erano presenti anche le famiglie del DS Polito e quella del tecnico Aquilani.
La partita evidentemente si accende ed iniziano a volare parole grosse. Qualcuno dà un “buffotto” al figlio del direttore sportivo del Catanzaro, che reagisce: si scatena una maxi rissa che genera panico, paura ed apprensione. Nemmeno gli steward riescono ad intervenire per sedare la ressa. Volano cazzotti, in tanti si mettono di mezzo, senza riuscire a chiudere una contesa che sembra un ring ed anzi, alimentano benzina sul fuoco.
Il risultato è disastroso. Non è soltanto uno spot deprecabile che macchia quella che doveva essere una gran serata di calcio italiano, ma soprattutto spedisce figlio e moglie del DS Polito in ospedale: il direttore lascerà lo stadio, non assisterà all’eroica resistenza dei suoi in campo, per seguire naturalmente i suoi cari in ambulanza. Particolarmente emblematiche le lacrime della mamma di Alberto Aquilani, spaventata. Fortunatamente nessun ferito grave, ma scene da Far West che ribadiamo, ben poco calzano con la bellezza di due realtà del Meridione finalmente al centro del calcio tricolore.

