Già nelle 48 ore precedenti si respirava aria di gloria. Non a caso, sottolineavamo gli anni più fertili e floridi del tennis tricolore. Quelli che a tutti gli effetti, evidentemente e meravigliosamente, stiamo vivendo ed ammirando. E nelle ultime ore, più precisamente nella serata di ieri fino a notte fonda, abbiamo ulteriormente riscontrato perché.
Pur sempre la stella, il faro, la luce più accecante quale Jannik Sinner numero uno al mondo capitolato per colpa del caldo torrido sorprendentemente già al secondo turno, l’Italia riesce a portare ben tre azzurri ad uno Slam come il Roland Garros. E ribadiamo, perché fa veramente specie asserirlo: tra questi non c’è Sinner.
Tre azzurri nei quarti: i due romani Cobolli e Berrettini accompagnati dall’eroico Matteo Arnaldi. Non più ottavi, bensì quarti. Tre azzurri tra i primi 8 di uno Slam così sentito, mediatico e prestigioso a livello mondiale, come l’eterno Roland Garros. Ed è proprio Arnaldi a scrivere forse la pagina più eroica della sua carriera: mai ai quarti a questi livelli, rimonta mozzafiato punto a punto dopo oltre cinque ore di battaglia contro uno come Tiafoe, a condire la notte più straordinaria per i colori azzurri.
Se Cobolli nel pomeriggio aveva incanalato, prima di Arnaldi aveva chiuso la contesa anche Berrettini contro Cerundolo con tre set a zero perfetti. Stavolta è proprio il Martello a vendicar Sinner, chi l’avrebbe mai detto. Una tripla esclamazione azzurra che ha emozionato tutti, perché porta alla ribalta chi forse negli ultimi anni non è mai stato protagonista come avrebbe meritato.
L’Italia, e qui arriviamo alla parte più storica, non aveva mai portato tre azzurri in concomitanza ai quarti di uno Slam. Più volte due, nel corso dei decenni, ma mai tre. E negli anni di Sinner c’è riuscita senza Sinner. Incredibile ma vero. Si affonda nella radici più storiche per riscontrare che mai prima d’ora s’era vissuta gloria del genere. L’unico aspetto negativo è che domani assisteremo ad un derby tra Arnaldi e Berrettini: uno senz’altro sarà costretto ad andare a casa, ma almeno l’altro volerà verso una straordinaria semifinale.


