VITERBO – Il centro storico di Viterbo ha ospitato, nel fine settimana appena trascorso, l’ennesimo appuntamento dedicato allo Street Food. Piazze affollate, specialità da tutta Italia e l’immagine patinata di una città viva e dinamica. Ma dietro i sorrisi e i selfie di rito, il bilancio post-evento lascia dietro di sé una scia di malumori tutt’altro che trascurabili.
La prima, accesa polemica arriva direttamente da chi il centro storico lo vive ogni giorno. Per i residenti, il weekend si è trasformato in un incubo olfattivo. Asfissiati letteralmente dagli odori preponderanti di fritto, piastre roventi e carne affumicata, molti cittadini sono stati costretti a barricarsi in casa. Una situazione resa ancora più insostenibile dalle temperature roventi di questi giorni: dover tenere le finestre serrate per non far invadere i propri appartamenti dai fumi del cibo ha generato un’ondata di esasperazione e proteste.
A fare eco ai cittadini ci sono i commercianti locali, in primis i titolari di pub e pizzerie, che in queste manifestazioni vedono una concorrenza che non porta reale beneficio al territorio. A dare voce e spessore politico a questo malcontento è intervenuto Luigi Maria Buzzi, Coordinatore del Circolo FdI Viterbo, ponendo un interrogativo netto all’amministrazione: “Questi eventi producono davvero un beneficio per l’economia locale oppure rischiano di penalizzare le attività che operano stabilmente sul territorio?”.
L’esponente di Fratelli d’Italia sottolinea come la questione non riguardi la qualità dell’offerta o il diritto di lavorare degli ambulanti, quanto il “capire se esista un reale equilibrio tra chi arriva per pochi giorni e chi investe nella città tutto l’anno”. La disparità, fa notare Buzzi, è lampante: “Bar, pizzerie e trattorie sostengono costi permanenti: affitti, personale, bollette, imposte e investimenti. Sono attività che garantiscono occupazione e servizi ogni giorno dell’anno. Lo street food itinerante, invece, arriva e concentra il fatturato in pochi giorni e poi si sposta altrove”.
Un nodo cruciale sollevato nel comunicato riguarda le tempistiche scelte per le manifestazioni. “Nei mesi primaverili ed estivi molte attività della ristorazione affrontano già un naturale calo della clientela, preferendo il litorale”, spiega Buzzi. “In questi periodi, grandi eventi gastronomici rischiano di non generare nuova ricchezza, ma semplicemente di spostare la spesa esistente dalle attività locali agli operatori temporanei”. Il problema di fondo è chiedersi quanta parte del guadagno resti effettivamente a Viterbo: “Le attività locali reinvestono nella città, assumono personale, acquistano da fornitori della zona e contribuiscono stabilmente all’economia locale. Gli operatori itineranti, terminato l’evento, si spostano invece verso altre destinazioni”.
L’analisi di FdI non è tuttavia una condanna assoluta alla formula dello street food, ma un appello a una gestione più consapevole del calendario. “Diverso è il caso delle grandi festività o degli eventi che attirano già un forte afflusso di visitatori. Occasioni come Santa Rosa o il Natale possono ampliare il mercato e creare opportunità per tutti”, si legge nel documento, poiché “in questi casi lo street food può rappresentare un valore aggiunto e non una forma di concorrenza percepita come squilibrata”.
La richiesta all’amministrazione comunale è quindi quella di valutare con massima attenzione la frequenza e l’impatto di simili iniziative. “La vera sfida non è scegliere tra street food e ristorazione tradizionale, ma trovare un equilibrio che consenta agli eventi di esistere senza indebolire quelle attività che, pagando tasse, creando occupazione e investendo sul territorio, contribuiscono ogni giorno alla vita economica della città”. Perché, conclude Buzzi con una riflessione amara ma lucida, “una piazza piena per un fine settimana è una bella immagine. Ma una città economicamente forte si misura soprattutto dalla capacità di mantenere vive le proprie attività permanenti, magari proprio quelle del centro storico”.

