Ancora e sempre Lionel Messi. Come se il tempo non passasse mai. Cotanta grandezza, che fa impallidire pur il notevole nuovo che avanza e gli stessi palati delle nuove generazioni. Kansas City in piedi, una standing ovation per abbracciare, tributare ed onorare la tripletta di chi, a quasi 39 anni da compiere il prossimo 24 giugno, demolisce sostanzialmente da solo l’Algeria.
C’è ancora Leo, dunque, in copertina. Al sesto Mondiale della sua carriera. Esattamente, storia e destini che solo i più grandi sanno descrivere, 20 anni dopo di quel 16 giugno che aprì le danze: mise il suo primo timbro iridato con l’Argentina, 20 primavere dopo fa addirittura tripletta. Da quel ragazzo destinato a prendersi decenni di storia del calcio mondiale a quell’uomo che, se un giorno tramonterà, spetterà insindacabilmente soltanto a lui scegliere quando quel giorno arriverà.
Intanto si ripresenta capitano e leader della nazionale che ha portato sul tetto del mondo, quell’Argentina che stanotte ha battuto 3-0 l’Algeria. Marcatori? Per l’appunto: Messi, Messi e ancora Messi. Riceve palla tra le linee, converge e scarica un siluro sotto all’incrocio che piega le mani del portiere avversario, quindi un tap-in, quindi ancora un fendente in diagonale. Scaloni commosso, Albiceleste che incanala subito il suo girone ed orienta già il percorso verso i sedicesimi, sostanzialmente già ipotecati.
Per Messi è ancora storia. Tripletta a quasi 39 anni. Quinto Mondiale a segno su sei disputati. Ma soprattutto, 38 gol nella sua storia iridata: eguagliato Klose, adesso punta a batter il record già nelle prossime ore per divenire il miglior marcatore di tutti i tempi della storia dei Mondiali. Incredibile ma vero, s’è ripresentato così: il tempo passa, ma Messi non passa mai.

