SANTA MARINELLA – Emergono nuovi particolari sull’inchiesta per spionaggio che nei giorni scorsi ha portato agli arresti domiciliari due ex appartenenti ai servizi di intelligence italiani.
Dopo il primo filone dell’indagine, l’attenzione torna su Santa Marinella e Bracciano, individuate dagli investigatori come alcuni dei luoghi scelti per gli incontri riservati tra l’ex 007 Raoul Gavino Piras e Mikhail Astakhov, ritenuto un agente del Gru, il servizio di intelligence militare russo.
Proprio nelle due città del litorale e del lago, secondo quanto emerge dagli atti dell’inchiesta, sarebbero avvenuti alcuni degli scambi di informazioni più delicati, immortalati e intercettati dai carabinieri del Ros nel corso di una lunga attività investigativa.
A Santa Marinella, in piazza Trieste, il 27 giugno 2025 Piras avrebbe incontrato Astakhov ricevendo un nuovo elenco di richieste da parte dell’intelligence russa. Dalle intercettazioni emerge un dialogo nel quale l’ex agente commenta i temi da approfondire, tra cui la minaccia terroristica globale, le prospettive delle Forze armate italiane e gli obiettivi della Difesa europea. In quell’occasione, secondo gli investigatori, il presunto emissario russo gli avrebbe consegnato anche una busta con il denaro destinato a compensare le informazioni.
Qualche mese più tardi, il 9 ottobre 2025, un nuovo incontro si sarebbe svolto a Bracciano, sul belvedere di via di Trapasso di San Clemente. Anche questa volta i carabinieri del Ros avrebbero documentato il colloquio tra i due. Dalle conversazioni intercettate emerge il malcontento di Piras per i compensi ricevuti, ritenuti insufficienti rispetto alla mole di informazioni consegnate nell’arco degli anni. L’ex appartenente ai servizi lamenta di aver perfino anticipato denaro di tasca propria per alcune attività e di non essere stato adeguatamente ricompensato.
Secondo l’accusa, i cosiddetti “pizzini” consegnati durante gli incontri contenevano le richieste formulate dai vertici dell’intelligence russa. Tra gli argomenti di interesse figuravano il piano di riarmo dell’Italia, dell’Unione Europea e della Nato, i sistemi missilistici Storm Shadow, Scalp e Samp/T, gli aiuti militari all’Ucraina, le prospettive delle Forze armate italiane e perfino informazioni riguardanti le capacità operative dell’intelligence nazionale.
Le perquisizioni eseguite dagli investigatori nell’abitazione di Piras, a Ladispoli, avrebbero inoltre consentito di sequestrare schede di memoria contenenti documentazione riservata suddivisa in cartelle tematiche. Secondo la Procura, il materiale comprendeva informazioni sulle strutture della Difesa, sulla cybersicurezza e persino riferimenti a personale dell’intelligence italiana.
L’inchiesta ipotizza che la collaborazione con gli apparati russi sia andata avanti per oltre un decennio. Oltre a Piras, agli arresti domiciliari è finito anche l’ex carabiniere Vincenzo Di Pasquale, mentre altri cinque indagati, tra cui quattro militari in servizio, sono accusati a vario titolo di procacciamento e rivelazione di notizie concernenti la sicurezza dello Stato.

