Boschi dello spaccio, il pusher gambizzato rompe il silenzio: “È stato uno dei due fratelli”
Cronaca
31 Luglio 2026
Boschi dello spaccio, il pusher gambizzato rompe il silenzio: “È stato uno dei due fratelli”

VITERBO – Una testimonianza che potrebbe segnare una svolta nelle indagini sullo spaccio nei boschi del Viterbese.

Il giovane nordafricano gambizzato sabato scorso sui Monti Cimini, ancora ricoverato nel reparto di Ortopedia dell’ospedale Santa Rosa, ha deciso di collaborare con i carabinieri, indicando quello che, a suo dire, sarebbe uno dei due fratelli ritenuti al vertice dell’organizzazione criminale che gestisce le piazze di spaccio disseminate tra i boschi della Tuscia.

Secondo il suo racconto, sarebbe stato proprio uno dei due a sparargli alle gambe. Non solo. Il ferito avrebbe anche riferito agli investigatori che lo stesso uomo sarebbe il presunto autore dell’omicidio di Abdelkrim Cheheb, il 36enne marocchino trovato senza vita tra la vegetazione di Monte Fogliano, nel territorio di Vetralla.

Il cadavere dell’uomo, senza fissa dimora, venne scoperto all’interno di un rifugio di fortuna nascosto nel bosco. Raggiunto da diversi colpi d’arma da fuoco, la sua morte fu subito collegata dagli investigatori all’ambiente dello spaccio.

Le indagini, coordinate dalla Procura di Viterbo, si concentrarono infatti su un regolamento di conti maturato all’interno della rete di vendita della droga che da anni opera nei boschi della provincia.

Ora quella vicenda potrebbe trovare nuovi sviluppi. I carabinieri stanno infatti verificando le dichiarazioni del giovane ricoverato e cercando eventuali riscontri investigativi.

Nel frattempo gli accertamenti si stanno allargando anche a un altro delitto rimasto irrisolto. Alcuni anni fa, nei pressi della pineta di Montalto Marina, un altro pusher venne ucciso con un colpo di pistola esploso a distanza ravvicinata. Anche questo omicidio potrebbe essere riconducibile, secondo gli investigatori, alla stessa organizzazione.

Il quadro che emerge dalle indagini è quello di una banda ben strutturata, capace di controllare le piazze di spaccio nei boschi del Viterbese attraverso violenza e intimidazioni. I giovani nordafricani impiegati come pusher sarebbero costretti a lavorare per l’organizzazione e chi prova a sottrarsi alle regole o non rispetta gli ordini rischierebbe pesanti ritorsioni, dalle aggressioni fino all’uso delle armi.Gli investigatori sospettano inoltre che possano esserci altri episodi di ferimenti con arma da fuoco mai denunciati.

Alcuni spacciatori, per paura di ritorsioni, avrebbero infatti evitato di rivolgersi agli ospedali dopo essere stati colpiti.

La collaborazione del giovane ferito potrebbe ora consentire ai carabinieri di ricostruire ruoli e responsabilità all’interno dell’organizzazione e dare un nome ai due fratelli indicati come i presunti capi del gruppo. Al momento entrambi risultano irreperibili e le ricerche proseguono senza sosta.