CIVITAVECCHIA – I Consigli comunali di Civitavecchia, Tarquinia, Santa Marinella, Tolfa, Allumiere e Monte Romano, riuniti oggi in seduta congiunta ad aula Pucci, hanno approvato all’unanimità l’ordine del giorno sul phase out della centrale Enel di Torrevaldaliga Nord e sulle sue ricadute sul territorio. Un voto compatto, che ha visto convergere maggioranze e opposizioni di tutti e sei i Comuni: sei amministrazioni, tre di centrosinistra e tre di centrodestra, unite oltre ogni appartenenza politica.
Aprendo la seduta, il sindaco di Civitavecchia Marco Piendibene ha ricordato che per decenni questi luoghi hanno ospitato la centrale, sopportandone il peso — l’aria, le acque, i terreni, la salute di chi vive e lavora sul territorio — per una funzione che serviva alla sicurezza energetica del Paese. Un territorio che, esaurita la produzione, si trova oggi di fronte al disimpegno più completo da parte di Enel: nel riscontro del 17 luglio alla lettera dei sindaci, la società non ha consegnato né un cronoprogramma, né un’area da restituire, né un termine, respingendo peraltro la richiesta di ispezione dell’impianto avanzata dai sei Comuni e dichiarando unilateralmente “inefficaci” gli impegni della convenzione firmata con Civitavecchia nel 2008.
Al centro dell’atto c’è un punto che Enel stessa ha messo nero su bianco: la società ammette che l’impianto non è esercibile. I Consigli ne traggono la conseguenza logica — una capacità che non può essere esercitata non è una riserva — e chiedono al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica tempi certi per il nulla-osta alla messa fuori servizio, l’atto dello Stato indispensabile per sbloccare lo stallo, offrendo la collaborazione delle strutture tecniche dei sei Comuni. Sul piano economico, l’atto chiede una nuova convenzione di phase out con risorse ai Comuni a décalage annuale fino al 2038: non un ristoro a fondo perduto, ma le condizioni per costruire il futuro.
“Enel liquida decenni di presenza sul nostro territorio come una partita amministrativa ormai chiusa, e questo noi non lo accettiamo – dichiara il sindaco Marco Piendibene -. L’impianto non produce e non può produrre, eppure resta lì: non viene restituito, non viene bonificato, non viene smantellato. Enel vuole il vantaggio di andarsene senza la responsabilità di restituire ciò che ha usato, e preferisce lo stallo perché in quello stallo abbandona i Comuni. Il conto, intanto, lo pagano i cittadini: per Civitavecchia parliamo di quasi sette milioni su un bilancio di settanta, che significano addizionale IRPEF, meno servizi sociali, il rischio di spegnere l’Osservatorio Ambientale proprio ora che il controllo serve di più. Per questo chiediamo con chiarezza le condizioni per costruire il nostro futuro — logistica, rinnovabili, sistemi di accumulo, idrogeno verde — e allo Stato chiediamo soltanto tempi certi per sbloccare uno stallo che questo territorio non ha scelto. Non è una questione di colore politico: è una questione di dignità di un territorio che ha dato moltissimo e chiede oggi soltanto di essere messo nelle condizioni di costruire il proprio futuro”.
Con l’approvazione, i Consigli hanno conferito ai rispettivi sindaci un mandato pieno e unitario a rappresentare i sei Comuni presso Governo, Regione Lazio, Città metropolitana di Roma Capitale e Provincia di Viterbo.

