TORINO – Al centro delle copertine del mercato del weekend appena trascorso c’è senz’altro la Vecchia Signora. Che senz’altro, come raccontato nella giornata di sabato, è tornata a squillare regalando a Spalletti un doppio rinforzo che, seppur tardivo in termini di preparazione, sistema parecchio: Kolo Muani è tornato, il figliol prodigo ha riabbracciato i suoi vecchi compagni e, quasi come fosse un messaggio mediatico, s’è subito intascato la maglia numero nove con cui la dirigenza spedisce un codice forte e chiaro a Dusan Vlahovic, come a dire “non ti pensiamo più”. Con lui Alajbegovic, per ridisegnare l’attacco.
Ma si sa, una delle priorità è il portiere. L’ha detto Carnevali. Lo sosteneva a mezza bocca già Spalletti a fine campionato scorso: Di Gregorio o Perin, nella sua idea, al massimo sono numeri dodici. Uno andrà via, uno arriverà. Ma i sogni non si sono realizzati. Se Alisson era sfumato già mese scorso, sul Dibu Martinez potente muro dell’Aston Villa. Che ormai è chiaro: non ne farà a meno.
La Juve già da settimane, apprese le difficoltà ad arrivare al portierone dell’Argentina, stava vagliando alternative. “Suzuki ha costi proibitivi” aveva espresso Spalletti nell’ultimo weekend. Ed a ragion veduta: detto fatto, andrà al PSG per 33 milioni di euro, pensate, plusvalenza record per il Parma dell’ex direttore bianconero Cherubini.
Al momento, dunque, resta soltanto Vicario. Su cui Spalletti è stato sibillino: “C’è da capire perché il Tottenham ne voglia fare a meno”. Ma in realtà, matrice toscana, si stimano. Se gli Spurs aprono al prestito con diritto, si chiude. L’ex Empoli è già d’accordo con De Zerbi: non farà parte del futuro del club, andrà via. Non è tra l’altro partito nemmeno col resto dei compagni per la tournée australiana. Con ogni probabilità il nuovo numero uno bianconero, a questo punto, sarà proprio Vicario. Rotta definita: adesso c’è da affondare.

