Scuola, Valditara rilancia il tetto del 30%: «Basta classi-ghetto», stretta sugli studenti stranieri
Scuola e Università
4 Agosto 2026
Scuola, Valditara rilancia il tetto del 30%: «Basta classi-ghetto», stretta sugli studenti stranieri
Il ministro annuncia una nuova circolare per rafforzare una regola già prevista dal 2010. L'obiettivo è evitare concentrazioni eccessive e intervenire soprattutto dove ci sono molti alunni che non conoscono l'italiano

ROMA – Un tetto del 30% per gli alunni stranieri nelle classi e una nuova stretta per evitare quelle che il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, definisce di fatto situazioni di concentrazione eccessiva. È questa la novità annunciata nelle ultime ore dal ministro, che ha fatto sapere di essere al lavoro su una nuova circolare destinata a «ribadire, rafforzare e rendere più efficace» una direttiva già esistente.

La precisazione è importante: il limite del 30% non nasce oggi. È previsto dalle disposizioni ministeriali introdotte nel 2010 e riguarda, in particolare, la presenza di alunni con cittadinanza non italiana nelle classi. La normativa stabilisce che, di norma, non si dovrebbe superare quella percentuale, favorendo una distribuzione equilibrata degli studenti tra le diverse classi e, dove necessario, tra gli istituti dello stesso territorio.

Il limite, inoltre, non è assoluto. Le stesse disposizioni prevedono infatti la possibilità di superarlo in determinate circostanze, per esempio quando gli studenti stranieri sono già in possesso di adeguate competenze linguistiche. Al contrario, può essere ridotto quando la conoscenza dell’italiano risulta insufficiente o quando sussistono particolari situazioni documentate.

Ed è proprio sulla gestione concreta di questa regola che Valditara vuole intervenire. L’intenzione del ministero è rendere più efficace il sistema di distribuzione degli alunni, evitando che in alcune classi o scuole si concentrino numeri particolarmente elevati di studenti stranieri, soprattutto quando si tratta di ragazzi appena arrivati in Italia e con una conoscenza ancora limitata della lingua.

Il punto, dunque, non riguarda semplicemente il passaporto degli studenti. La questione linguistica è centrale. Uno studente nato in Italia, con cittadinanza straniera ma perfettamente italofono, si trova infatti in una condizione molto diversa rispetto a un ragazzo arrivato da pochi mesi dall’estero e che deve ancora acquisire gli strumenti linguistici necessari per seguire le lezioni.

La nuova circolare dovrebbe quindi intervenire sulla formazione delle classi e sulla distribuzione degli iscritti, con un ruolo più forte degli uffici scolastici territoriali. L’obiettivo dichiarato è evitare concentrazioni che possano trasformarsi in vere e proprie «classi-ghetto», garantendo contemporaneamente agli studenti stranieri maggiori possibilità di integrazione e alle classi condizioni più equilibrate per l’attività didattica.

La questione, tuttavia, è tutt’altro che semplice. Perché se una determinata zona registra una forte presenza di famiglie straniere, rispettare rigidamente una percentuale significa necessariamente redistribuire gli studenti. E questo può voler dire spostarli in altre classi o, nei casi più complessi, in altri istituti.

È proprio qui che si aprirà il confronto sull’applicazione concreta della misura. Quanti studenti potranno essere spostati? Con quali criteri? Chi deciderà? E soprattutto: come si concilierà il principio della distribuzione equilibrata con la libertà delle famiglie di scegliere la scuola dei propri figli?

La normativa attuale già prevede che la distribuzione degli alunni stranieri debba essere programmata sul territorio proprio per evitare concentrazioni anomale e non giustificate.

Valditara, dunque, non sta introducendo un principio completamente nuovo. Sta annunciando l’intenzione di rendere più incisiva una regola che, almeno sulla carta, esiste da sedici anni ma che nella pratica ha incontrato deroghe e difficoltà applicative.

La scelta è destinata ad alimentare un confronto politico acceso. Da una parte c’è chi considera necessario evitare che alcune classi si trasformino in contesti nei quali una quota molto elevata di studenti non conosce ancora l’italiano, con conseguenze sulla didattica e sui percorsi di integrazione. Dall’altra c’è chi teme che un criterio basato sulla cittadinanza possa trasformarsi in una forma di discriminazione, soprattutto nei confronti di ragazzi nati e cresciuti in Italia.

La partita, quindi, si giocherà anche sulle parole: «straniero» non significa necessariamente «non italofono». Ed è una distinzione che la stessa normativa scolastica già prende in considerazione.

La nuova circolare annunciata dal ministro dovrà ora chiarire soprattutto come verrà applicato concretamente il 30%, quali saranno le condizioni per le deroghe e quali strumenti avranno gli uffici scolastici per distribuire gli studenti tra le diverse scuole.

Il tema è destinato a diventare uno dei più discussi del prossimo anno scolastico. Perché dietro quel 30% non c’è soltanto una percentuale: c’è il confronto su integrazione, conoscenza della lingua italiana, qualità dell’insegnamento e modello di scuola che l’Italia vuole costruire nei prossimi anni.