All’età di 90 anni s’è spento Giuseppe Marchioro. Il calcio italiano piange una figura assolutamente generazionale e dal sapore di provincia, di quel calcio di una volta, di un movimento novecentesco coi suoi intrinsechi valori che oggi, purtroppo, forse non ci sono nemmeno più.
Soprannominato Pippo, è stato largamente considerato tra i primi specialisti delle promozioni. Giocatore di livello ma allenatore ancora di più, proprio da tecnico fu una delle figure più amate del calcio romagnolo: scrisse la storia del Cesena centrando quel meraviglioso sesto posto del 1975/76, che significò addirittura Europa e qualificazione a quella che all’epoca si chiamata Coppa Uefa.
Provò il grande salto al Milan ma senza successo; coi rossoneri si prese la sua personalissima rivincita quando sbancò San Siro con la piccola Reggiana nel 1988, contro i campioni d’Italia di Capello. Già, proprio quella Reggiana, una delle meravigliose avventure che costellarono le sue imprese: doppia promozione dalla C1 alla A, esattamente come a Como. Si annovera pure l’impresa di Barletta, trascinata alla storica Serie B.
Una figura folkloristica, signorile e mai dimenticata dalle generazioni più grandi del calcio del novecento. Una figura associata spesso e volentieri a quel Cesena dove tornò pensate ben tre volte. Quella Cesena in cui scelse di vivere, fino alla fine. S’è spento all’età di 90 anni, Pippo Marchioro, il calcio italiano saluta e tributa un altro dei suoi capisaldi dell’epoca.

