Tantissime persone all’ultimo saluto alla 23enne trovata senza vita sabato scorso nell’ex Consorzio agrario. In prima fila i colleghi del padre, gli operatori del 118. Don Massimiliano Balsi: «La morte non sia mai più forte dell’amore»
VITERBO – Non c’era più posto, questa pomeriggio, nella cattedrale di San Lorenzo.
Le navate piene, le persone in piedi lungo le pareti, altre rimaste fuori sul sagrato, in silenzio, sotto il sole di agosto. Viterbo si è stretta attorno a una famiglia per dare l’ultimo saluto a Benedetta Marino, la ragazza di ventitré anni trovata senza vita sabato scorso in uno stabile dismesso dell’ex Consorzio agrario.

C’erano gli amici d’infanzia e quelli dell’adolescenza, arrivati a gruppi, molti giovanissimi, molti che di un funerale non avevano mai fatto esperienza. E c’erano le divise: tantissimi operatori del 118, i colleghi di lavoro del padre di Benedetta, venuti a stare accanto a un uomo che per mestiere corre verso il dolore degli altri e che questa volta se lo è trovato in casa.
Poi c’era la gente comune. Quelli che Benedetta non l’avevano mai incontrata ma che in questi giorni hanno letto il suo nome e hanno sentito il bisogno di esserci. È un tratto che le città piccole conservano ancora: il lutto di una famiglia diventa, per qualche ora, il lutto di tutti.
Le parole di don Balsi
A officiare il rito è stato don Massimiliano Balsi. La liturgia si è aperta con l’invocazione antica — L’eterno riposo dona a lei, Signore — e da lì l’omelia ha cercato di dare un contenitore a un dolore che ne è privo.

«Ci siamo radunati di fronte a Maria Santissima per salutare Benedetta, e lo facciamo con un dolore grande», ha detto il sacerdote. Un dolore che, ha aggiunto, Dio accoglie nell’orizzonte in cui lo ha vissuto sulla croce. Poi la frase che è rimasta appesa alle volte della cattedrale: «La morte non sia mai più forte dell’amore».
Don Balsi ha parlato di celebrare la vita, quella di Benedetta e quella della sua famiglia. Una vita, ha detto, che chiede di continuare: con una mancanza grande, ma anche con il dono che Benedetta lascia. «Vivrà in un nuovo modo di starci accanto».

Il vuoto che resta
Fuori dalla chiesa, gli abbracci sono stati lunghi e le parole poche. Benedetta lascia un bambino di quattro anni, i genitori, il fratello.
Aveva compiuto ventitré anni il 7 agosto. È stata trovata senza vita la mattina dell’8, in una stanza all’ultimo piano di una palazzina abbandonata da anni. Sulla sua morte la Procura di Viterbo ha aperto un fascicolo contro ignoti: la pm Paola Conti procede per morte come conseguenza di altro reato e cessione di sostanze stupefacenti, e si attendono gli esiti degli accertamenti medico-legali e tossicologici.

Benedetta Marino
Ma oggi, in cattedrale, di indagini non ha parlato nessuno. C’era solo una ragazza di ventitré anni e una città che ha scelto di non lasciare sola la sua famiglia.

