Cerveteri – Ranucci, l’ultimo numero del trapezista
Cultura e Spettacoli
26 Agosto 2026
Cerveteri – Ranucci, l’ultimo numero del trapezista

A Cerveteri Sigfrido Ranucci saluta il pubblico da quasi ex conduttore di Report. E davanti ai cronisti recita, ancora una volta, la parte del perseguitato

CERVETERI – «Grazie di essere qui stasera. Potrebbe essere il mio ultimo spettacolo come conduttore di Report».

Sigfrido Ranucci sale sul palco del Parco della Legnara, a Cerveteri, e la prima frase è già un congedo.

Il pubblico risponde con applausi lunghi e cori: non mollare. Lo spettacolo si chiama Diario di un trapezista, ed è la sua autobiografia messa in scena.

Ieri sera, però, il numero vero è andato in onda fuori dal palco, davanti ai cronisti che lo braccavano in attesa della dichiarazione forte. E lui, di certo, non si è risparmiato. Perché la sua conduzione ha le ore contate, e lo sa.

Secondo quanto filtra da viale Mazzini, i vertici Rai stanno ragionando su un nuovo format per il programma e su un Ranucci fuori dalla conduzione: una scelta editoriale, una «questione di opportunità», che spetta all’amministratore delegato Giampaolo Rossi.

Sul suo tavolo è arrivata anche la relazione riservata del Comitato etico, che ha valore soltanto consultivo. Manca l’ufficialità, non la sostanza. «Io sono nato in Rai e il mio sogno sarebbe stato quello di finire in Rai, continuando a condurre e soprattutto continuando a far crescere una squadra che ha già delle qualità importanti, e quindi non vedo perché bisognerebbe ricorrere a delle figure esterne», spiega a proposito del programma.

«Condurre Report significa avere memoria, avere capacità di individuare argomenti che reggono dopo tre o quattro mesi».

Poi il registro cambia e arriva la parte che conosciamo a memoria. «Non è la prima volta che tentano di mandarmi via», aggiunge polemicamente. «Hanno chiesto il mio licenziamento nel 2000 quando ritrovai l’intervista di Borsellino. Hanno tentato di farlo con l’inchiesta su Fallujah nel 2005, poi con la storia dell’Autogrill, e adesso ci riprovano».

La strategia è nota da tempo: il martire dell’informazione libera, vittima della cattiva politica. È un copione collaudato, che ha funzionato per anni.

Il problema è che stavolta il palcoscenico si è fatto stretto, e il quasi ex conduttore sembra aver smarrito il confine tra il giornalista e il santone che vede nemici e complotti ovunque.

Con un piccolo particolare dimenticato per strada: in questa storia, a metterlo nei guai, è stato soprattutto lui. Perché l’imbarazzo di viale Mazzini non nasce dall’attentato del 16 ottobre 2025, per il quale il gip considera Ranucci parte lesa ed estraneo ai fatti. Nasce da ciò che l’ordinanza di custodia cautelare a carico di Valter Lavitola – arrestato con l’accusa di esserne il mandante, e presunto innocente fino a sentenza definitiva – ha fatto emergere sui rapporti tra il conduttore e il faccendiere: fonte del programma d’inchiesta di Rai 3, due volte ospite negli studi Rai, destinatario secondo gli atti di una mail interna del direttore dell’Approfondimento Paolo Corsini e di una circolare aziendale.

A questo si sono aggiunte le indiscrezioni sul sondaggio che avrebbe misurato un suo possibile lancio in politica e le ricostruzioni su presunti rapporti con colleghe e stagiste, riferite pubblicamente da Selvaggia Lucarelli, non accertate in altra sede e categoricamente smentite dallo stesso Ranucci, che ha accusato giornali e social di aver confuso la realtà con la parte romanzata del suo libro. Troppo, e tutto insieme. Fatto sta che, Movimento 5 Stelle a parte, la difesa a spada tratta stavolta non è arrivata. E Sigfrido, che non ci sta, sgancia il siluro: «Se mi dispiace di non aver ricevuto piena solidarietà dal Pd alla notizia di un possibile mio allontanamento? Ho ricevuto tantissima solidarietà anche da gente di cui non avete idea. Poi la solidarietà io la ricevo dalla gente: dove vado vado, ho tantissime manifestazioni di solidarietà». E sul suo isolamento in azienda: «Ho tanti amici clandestini che mi scrivono, hanno paura». Ecco la parola: paura. Clandestini. Peccato che in Italia non ci siano regimi, e che il trapezista abbia fatto e disfatto per trentacinque anni senza doverne avere nessuna.