Aveva la procura generale dell’ex sindaco Moscherini: a processo per avergli sottratto 180mila euro
Cronaca
27 Agosto 2026
Aveva la procura generale dell’ex sindaco Moscherini: a processo per avergli sottratto 180mila euro

La firma che valeva tutto. Chi ha guidato Civitavecchia e il suo porto oggi è persona offesa: la Procura contesta a un uomo di Tarquinia l’appropriazione del denaro incassato per suo conto e dei mobili dell’appartamento di via dell’Alberata. Udienza il 3 maggio

TARQUINIA – C’è un momento, nella vita di una persona, in cui la firma smette di essere un gesto e diventa una consegna. Non firmi più tu: firma qualcun altro per te.

Si chiama procura generale e speciale, si fa dal notaio, ed è lo strumento con cui si affida a un’altra persona il potere di trattare, vendere, incassare al proprio posto. Non la si conferisce a cuor leggero.

La si conferisce quando non c’è alternativa. Giovanni Moscherini quella firma l’ha messa. Per anni era stato l’uomo che decideva a Civitavecchia: sindaco della città, poi presidente dell’Autorità di sistema portuale, al centro di ogni partita che riguardasse le banchine e il futuro del porto.

Della malattia che lo ha colpito, su queste pagine, abbiamo scritto a lungo. Oggi il suo nome compare in un atto della Procura della Repubblica di Civitavecchia in una veste che nessuno avrebbe immaginato: persona offesa. L’uomo che aveva ricevuto quella procura è Franco Piersanti, 65 anni, residente a Tarquinia. Era stato nominato procuratore generale e speciale per stipulare a nome di Moscherini, come recita l’atto, «diversi negozi giuridici».

Aveva cioè il potere di agire al suo posto, e di incassare per suo conto.

Secondo la contestazione del pubblico ministero Roberto Savelli, di quel denaro non è tornato indietro nulla.

L’accusa parla di 180mila euro incassati e trattenuti, e in più dei beni mobili che si trovavano dentro l’appartamento di via dell’Alberata, a Tarquinia.

Il tutto, sempre secondo l’accusa, per procurarsi un ingiusto profitto, e senza restituire niente neppure dopo la diffida formale arrivata il 28 luglio 2024.

I reati contestati sono appropriazione indebita, articolo 646 del codice penale, con l’aggravante prevista dall’articolo 61 numero 11: aver commesso il fatto con abuso di prestazione d’opera.

Vale la pena fermarsi un attimo su questa formula, perché non è un tecnicismo.

Il legislatore l’ha scritta pensando esattamente a queste situazioni: quando a prendere non è uno sconosciuto che scavalca una finestra, ma qualcuno che era stato fatto entrare dalla porta. Qualcuno che aveva le chiavi perché gliele avevano date.

Il processo si aprirà il 3 maggio, alle 9.30, davanti al Tribunale di Civitavecchia, in via Terme di Traiano: è fissata l’udienza di comparizione predibattimentale, il passaggio in cui il giudice, in questo caso la dottoressa Monica Croci, valuta se il caso debba andare a dibattimento.

L’imputato, difeso dall’avvocato Daniele Barbieri, potrà chiedere riti alternativi — abbreviato, patteggiamento, messa alla prova — oppure affrontare il giudizio. E qui va detta la cosa che in un pezzo come questo va sempre detta, anche quando le carte sembrano parlare chiaro: Franco Piersanti è presunto innocente. Quello che abbiamo riportato è il contenuto di un’imputazione, non di una sentenza.

Sarà il tribunale a stabilire cosa sia realmente accaduto in quell’appartamento e su quei conti.

Resta però una domanda che il processo non risolverà, perché non è di sua competenza. Quante persone, nella condizione in cui si è trovato Moscherini, hanno firmato una delega simile? E quante hanno qualcuno che se ne accorge, che sporge denuncia, che paga un avvocato del foro di Roma per farsi rappresentare? Il porto di Civitavecchia lo ha guidato lui. Non tutti, in questa provincia, hanno alle spalle una biografia capace di far arrivare la propria storia fino a un’aula di tribunale.