Non è stato un weekend semplicissimo per chi ama il ciclismo. Per chi lo ama nella sua purezza ed indipendentemente dal tifo sa apprezzare i grandi campioni dello sport, le loro gesta e gli impensabili traguardi che puntualmente avrebbero dovuto raggiungere.
Non c’è più Pogacar, alla Vuelta. Per crollo rovinoso di sabato, quella caduta, che ha lasciato col fiato sospeso mezzo Vecchio Continente.. fa ancora rumore. Quel sasso a trenta chilometri dal traguardo di un’altra tappa che stava, tanto per cambiare, conducendo ed amministrando.
Danzandoci su, come i grandi campioni. Si parla del mostro di questa generazione, il fenomeno del decennio, che quest’anno sì che aveva deciso quasi senza rivali quanto e come fosse arrivato il momento di passar definitivamente alla storia e consegui la Tripla Corona: la Vuelta, dopo 5 Tour de France e 4 Giri d’Italia.
Così non sarà stato, così non sarà, almeno per quest’anno. Perché immediatamente trasportato d’urgenza all’ospedale di Barcellona, la diagnosi osserverà commozione celebrare, frattura scomposta della vertebra C7, così come quella della clavicola. La sua Vuelta 2026, dopo aver già vinto tre tappe, è finita.
Un peccato enorme per tutti, per lo sport, per lui.Malgrado la voglia infinita di tornar subito protagonista, quasi da ghepardo, deve arrendersi: anche gli Europei, così come i Mondiali ed il Giro di Lombardia sono a rischio. Meglio non accelerare stavolta, Tadej: con la salute non si scherza.

