Civitavecchia – Fra meno di 25 anni Civitavecchia potrebbe avere quasi 5mila abitanti in meno e una struttura demografica profondamente diversa da quella attuale. Meno bambini, meno giovani e soprattutto meno persone in età lavorativa, mentre crescerà sensibilmente il numero degli anziani.
È lo scenario delineato dalle nuove proiezioni demografiche dell’Istat, elaborate sulla base della popolazione rilevata al 1° gennaio 2025. Nello scenario mediano, considerato quello più probabile tra le ipotesi elaborate dall’istituto, Civitavecchia passerebbe dagli attuali 51.582 residenti ai 46.723 previsti nel 2050.
In 24 anni la città perderebbe quindi 4.859 abitanti, pari al 9,4% della popolazione attuale. Quasi un residente su dieci, dunque, potrebbe non esserci più.
Ma il numero complessivo racconta solo una parte della storia. Il vero cambiamento riguarda soprattutto l’età della popolazione.
Più anziani, meno giovani
Nel 2025 gli abitanti con almeno 65 anni sono circa 12.700, pari al 24,6% dei residenti. Nel 2050 potrebbero diventare circa 16.900, oltre 4.200 in più.
La loro incidenza salirebbe così al 36,2%. In altre parole, fra 24 anni più di un civitavecchiese su tre potrebbe avere almeno 65 anni.
Ancora più marcata la crescita degli ultraottantenni. Oggi sono 3.911, mentre secondo la proiezione potrebbero superare quota 6.200 nel 2050, con un incremento del 59%.
Si passerebbe quindi da poco più di un ultraottantenne ogni tredici residenti a più di uno ogni otto.
Un’evoluzione destinata ad avere conseguenze concrete sull’organizzazione della città: dalla medicina territoriale all’assistenza domiciliare, dai servizi sociali al trasporto accessibile, fino alla necessità di strutture adeguate per le persone non autosufficienti.
Quasi 30% di giovani in meno
La situazione si ribalta completamente guardando all’altra estremità della piramide demografica.
Bambini e ragazzi fino a 19 anni passerebbero dagli attuali 8.676 a poco più di 6.100, con una perdita di circa 2.560 persone, pari a una riduzione vicina al 30%.
Non significa automaticamente che nel 2050 ci saranno scuole da chiudere. Significa però che, se la tendenza dovesse essere confermata, sarà molto più ridotta la popolazione di riferimento per asili, scuole, attività sportive e servizi dedicati a bambini e adolescenti.
E il problema non si fermerebbe lì. Meno bambini oggi significa, negli anni successivi, anche meno giovani adulti e potenziali lavoratori e genitori.
La fascia lavorativa perde 7.700 persone
È infatti proprio la popolazione in età lavorativa a subire una delle contrazioni più rilevanti.
I residenti tra i 15 e i 64 anni passerebbero da circa 32.900 a 25.200, con una perdita di quasi 7.700 persone e una diminuzione superiore al 23%.
La fascia rappresenta oggi poco meno del 64% della popolazione. Nel 2050 scenderebbe a circa il 54%.
È questo uno degli aspetti più delicati dello scenario: Civitavecchia non avrebbe soltanto meno abitanti, ma avrebbe meno persone potenzialmente impegnate nel lavoro e nella produzione di reddito, mentre contemporaneamente aumenterebbe il numero di cittadini anziani da assistere.
Meno lavoratori significa anche una possibile riduzione della platea di consumatori, imprenditori, famiglie e contribuenti. Un equilibrio demografico che potrebbe quindi avere ripercussioni anche sull’economia locale e sulla capacità della città di mantenere servizi e attività.
Civitavecchia invecchia più dell’Italia
Il quadro previsto per Civitavecchia appare inoltre più critico rispetto alla media nazionale.
Secondo lo scenario mediano dell’Istat, tra il 2025 e il 2050 l’Italia passerebbe da circa 58,9 a 55 milioni di abitanti, con una diminuzione del 6,6%.
Civitavecchia, invece, perderebbe il 9,4% della popolazione.
Anche sul fronte dell’invecchiamento il dato locale sarebbe superiore alla media nazionale: nel 2050 gli over 65 rappresenterebbero il 36,2% della popolazione civitavecchiese, contro il 34,5% previsto complessivamente in Italia.
Una previsione, non una sentenza
Le proiezioni demografiche, però, non devono essere interpretate come una fotografia certa del futuro.
L’Istat costruisce questi scenari sulla base di ipotesi relative a natalità, mortalità e movimenti migratori. Basta che una di queste variabili cambi significativamente perché il risultato possa essere diverso.
Nuove opportunità occupazionali, investimenti, politiche abitative capaci di attrarre giovani famiglie, nuovi insediamenti produttivi o una diversa capacità di trattenere i giovani potrebbero modificare la traiettoria.
Allo stesso modo, una perdita ulteriore di posti di lavoro o servizi potrebbe accelerare il declino demografico.
Ed è proprio per questo che i numeri dell’Istat diventano una questione politica, oltre che statistica.
Il futuro della popolazione civitavecchiese sarà legato anche alle trasformazioni del porto, alla riconversione industriale dopo il carbone, alla disponibilità di abitazioni a prezzi accessibili e alla capacità di offrire ai giovani la possibilità di studiare, lavorare e costruire una famiglia senza dover lasciare la città.
Il 2050 è già cominciato
Il 2050 può sembrare lontano, ma non lo è per chi oggi vive Civitavecchia.
Un bambino nato nel 2026 avrà allora 24 anni. Molti degli attuali quarantenni saranno entrati nella fascia degli over 65. Le persone che oggi frequentano scuole, università, attività commerciali e luoghi di lavoro saranno gli adulti della Civitavecchia descritta dalle proiezioni.
Per questo il dato più importante non è soltanto quello sui 46.723 residenti previsti nel 2050.
La vera sfida sarà capire che città costruire oggi per evitare che il futuro demografico sia semplicemente qualcosa da subire.
Perché Civitavecchia potrebbe diventare più piccola. Ma il punto è soprattutto capire se riuscirà a diventare una città capace di offrire un futuro a chi sceglierà di restare.

