È morta Emma Bonino: se ne va una donna che ha combattuto l’Italia per cambiarla
Politica
11 Settembre 2026
È morta Emma Bonino: se ne va una donna che ha combattuto l’Italia per cambiarla

ITALIA – È morta Emma Bonino. Aveva 78 anni. Con lei non scompare soltanto una protagonista della politica italiana: finisce un pezzo della storia civile del Paese, quella storia fatta di battaglie che per decenni hanno costretto l’Italia a guardarsi allo specchio, spesso controvoglia.

Bonino è stata una figura impossibile da confinare dentro una definizione. Radicale, liberale, europeista, femminista, garantista, internazionalista. Ma soprattutto combattente. Una donna capace di trasformare le proprie convinzioni in battaglie politiche e civili, anche quando quelle battaglie sembravano minoritarie, scomode o destinate alla sconfitta.

Negli anni Settanta fu in prima linea nelle campagne per la legalizzazione dell’aborto e del divorzio, in un’Italia ancora profondamente condizionata dalla morale cattolica e dalla forza della Democrazia cristiana. Nel 1975 fondò il Centro d’informazione sulla sterilizzazione e sull’aborto e si autodenunciò per aborto clandestino. L’anno successivo entrò in Parlamento, a soli 28 anni, nelle file del Partito Radicale.

Quelle battaglie cambiarono il Paese. E cambiarono anche il modo di intendere la politica: non soltanto come gestione del potere, ma come possibilità di portare dentro le istituzioni questioni che la società preferiva lasciare ai margini.

Bonino non fu però soltanto la donna dell’aborto e dei diritti civili. La sua parabola politica attraversò quasi mezzo secolo della Repubblica. Fu parlamentare italiana ed europea, commissaria europea, ministra del Commercio internazionale e delle Politiche europee nel governo Prodi e ministra degli Esteri nel governo Letta. Ma il filo conduttore rimase sempre lo stesso: la difesa della libertà individuale e dei diritti umani.

Combatté contro la fame nel mondo, contro le mutilazioni genitali femminili, contro i genocidi e i regimi autoritari. Lo fece spesso partendo da posizioni che non garantivano consenso, e proprio per questo la sua figura finì per assumere una dimensione internazionale che andava ben oltre il peso elettorale dei radicali.

È forse questa la contraddizione più interessante della storia politica di Emma Bonino: una donna che non ha mai avuto bisogno di essere maggioranza per lasciare un segno nella storia.

Ha conosciuto la sconfitta elettorale, l’isolamento politico, le polemiche, le rotture. Ha conosciuto anche il successo, ma quasi mai quello rassicurante che trasforma un politico in una figura unanimemente celebrata. Bonino divideva. E continuava a dividere perché non aveva mai fatto della ricerca dell’unanimità il proprio obiettivo.

Persino quando la malattia sembrava poter interrompere la sua corsa, aveva continuato a parlare di politica. Nel 2015 aveva annunciato di essere affetta da un tumore al polmone e aveva affrontato le cure senza abbandonare l’attività pubblica. Nel 2023 aveva poi raccontato di essere uscita dalla malattia dopo anni di terapia.

La sua ultima stagione politica è stata quella di una donna consapevole di appartenere a una generazione ormai al tramonto, ma incapace di accettare che alcune battaglie fossero diventate semplicemente materia da archivio.

Perché Emma Bonino, nel bene e nel male, apparteneva a una politica che prendeva sul serio le idee.

Si poteva essere d’accordo o no con lei. Si potevano contestare le sue posizioni sull’Europa, sull’immigrazione, sui diritti civili, sulla giustizia, sulla politica estera. Si poteva persino considerare sbagliata una parte importante delle sue battaglie. Ma era difficile considerarla irrilevante.

Ed è questo, forse, il punto.

In un’epoca nella quale la politica sembra spesso preoccuparsi prima di tutto di piacere, Emma Bonino ha costruito la propria storia sulla disponibilità a non piacere. Ha pagato prezzi personali e politici per le proprie convinzioni e ha attraversato decenni della Repubblica senza smettere di considerare la libertà individuale come il centro della propria idea di politica.

La sua morte lascia dunque un vuoto che non riguarda soltanto i radicali, né soltanto +Europa, né una parte del mondo progressista e liberale.

Riguarda la storia dell’Italia contemporanea.

Un’Italia nella quale alcune libertà che oggi sembrano acquisite furono, un tempo, battaglie feroci. Un’Italia nella quale una giovane donna poteva finire arrestata per disobbedienza civile e, pochi anni dopo, sedere in Parlamento per continuare quella stessa battaglia dentro le istituzioni.

Emma Bonino se ne va lasciando un’eredità difficile, controversa e tutt’altro che pacificata.

Forse è il destino migliore che potesse avere una politica come lei.

Non essere ricordata semplicemente come una grande donna della Repubblica.

Ma come una donna che, per tutta la vita, ha costretto la Repubblica a discutere.