TARQUINIA – La parabola giudiziaria del 37enne di Tarquinia, considerato dagli inquirenti un vero e proprio “professionista” dei furti nelle abitazioni, è giunta al capolinea definitivo. La settima sezione penale della Corte di Cassazione ha infatti dichiarato inammissibile il ricorso presentato dalla difesa dell’imputato, confermando la pesante condanna a 4 anni, 8 mesi e 10 giorni di reclusione, a cui si va ad aggiungere una sanzione pecuniaria di 1.453 euro. L’uomo era noto alle forze dell’ordine per la sua predilezione per i colpi “in trasferta”, un modus operandi che lo ha visto agire ben lontano dai confini della Tuscia, spostandosi tra le province di Trieste e Pistoia.
Il verdetto degli Ermellini va a blindare quanto già stabilito dalla Corte d’Appello di Firenze in data 16 ottobre 2025. In quel frangente, i giudici di secondo grado avevano parzialmente riformato la pronuncia emessa dal Tribunale di Pistoia, riqualificando nello specifico le condotte penali legate all’impiego di un atto falso e di una targa automobilistica contraffatta. L’ordinanza emessa ora dalla Suprema Corte ha letteralmente smontato, punto per punto, tutte le doglianze sollevate dai legali del 37enne, i quali contestavano aspramente l’impianto probatorio e la ricostruzione dei fatti.
Nelle motivazioni, i giudici romani hanno difeso l’operato della Corte d’Appello, sottolineando come l’organo giudicante abbia fatto un uso corretto dei principi di diritto. Gli indizi a carico del ladro seriale, si legge, sono stati analizzati all’interno di un “quadro globale e coerente” e non, come lamentato dalla difesa, in modo “atomistico o parcellizzato”. Per quanto riguarda l’accusa specifica mossa dai legali sulla presunta mancanza di prove relative all’uso della targa falsa, la Cassazione è stata tranchant: la censura è stata ritenuta inammissibile in quanto mai sollevata nei precedenti motivi di appello.
L’uomo vanta un curriculum criminale di tutto rispetto nel settore dei reati predatori. L’8 dicembre del 2016 era infatti già finito in manette insieme ad altri quattro soggetti, tutti residenti nel Lazio. A fermarli fu un’imponente operazione della Polizia di Stato di Trieste, che riuscì a sgominare una vera e propria organizzazione criminale accusata di associazione per delinquere finalizzata ai furti in abitazione. La banda operava sistematicamente “in trasferta” ed era altamente specializzata nell’apertura forzata delle casseforti a muro. Per quel filone d’indagine, il gruppo ha già incassato una condanna confermata in Appello a febbraio 2025 e divenuta irrevocabile nel gennaio di quest’anno, sempre a seguito di un passaggio in Cassazione.

