MONZA – Tra i filoni di indagine sportiva più discussi e mediatici del 2026, al centro dei quali era sempre presente la figura dell’ex capo degli arbitri Gianluca Rocchi, c’è sempre stato il caso “Bussate” alla sala VAR di Lissone e presunte pressioni per far cambiar comunicazioni/decisioni tecniche tra strumentazione tecnologica e fischietto in campo su alcune partite risalenti alla stagione 2024/25.
Tra gli indagati, trasmessi dai PM di Milano, vertevano le figure di Gervasoni, quale ex supervisore VAR, nonché degli ex varisti Nasca e Di Vuolo. La sfera dell’indagine era passata alla Procura di Monza. Che oggi, però, ufficialmente, ha chiesto l’archiviazione. Non sussistono casi o circostanze, secondo la ricostruzione, per frode sportiva o dolo nell’alterazione dei risultati.
In una nota diramata dalla stessa Procura di Monza a firma del procuratore Gittardi, si rivela che: “Gli atti di indagine raccolti non consentono di sostenere in giudizio, con ragionevole previsione di condanna, né la natura fraudolenta delle condotte né il dolo specifico”. La Procura specifica altresì d’aver verificato che “l’intervento esterno era finalizzato esclusivamente a correggere un evidente e poi riconosciuto errore di campo”. Si chiude dunque definitivamente un altro dei filoni più discussi di quello che nel 2026, all’interno del mondo del calcio italiano, è stato definito Arbitropoli.

