MILANO – Il mondo del calcio italiano piange la scomparsa di una delle sue più grandi leggende. L’uomo dell’eredità impossibile, un figlio d’arte, un figlio che perse suo papà a soli sei anni, nella drammatica tragedia di Superga che trafisse il Grande Torino. Stanotte, poco dopo la mezzanotte, pure Sandro Mazzola è volato lassù, da papà Valentino.
Dal granata al nerazzurro. Che incarnò, che onorò, tra gesta e valori, signore di altri tempi. Dal 1960 al 1977 ben 17 infinite stagioni interiste, club di cui divenne per ben presto bandiera e volto iconico, dopo tutta la trafila nel settore giovanile.
Fu capitano dell’Inter di Helenio Herrera: doppia Coppa dei Campioni, le prime, quelle storiche e mai dimenticate. Pure quattro Scudetti oltre a due Intercontinentali, la prima Inter in cima al mondo, per 162 reti complessive.
Uno dei calciatori più forti del dopoguerra. Esploso negli anni sessanta, consacrato nei settanta: un campione a cavallo di due decenni. Già rivoluzionario per l’epoca, se vogliamo capostipite dei moderni falsi nueve, centrocampista offensivo o trequartista; la stessa posizione per cui in nazionale duellava, in maniera quasi celebre e stracittadina, col rossonero Gianni Rivera.
Ma insieme vinsero l’Europeo del 1968; Sandro partecipò a ben tre edizioni Mondiali, tra cui lo storico 4-3 in semifinale del 1970, la “partita del secolo” con la Germania Ovest.
S’è spento all’età di 83 anni poco dopo la mezzanotte. Un’ultimora che ha scosso cuori nerazzurri ma non solo. Uno dei più grandi, un altro che è volato lassù. Notte difficilissima per tutto il calcio italiano.


