VITERBO – I dati diffusi dall’ultimo report immobiliare di Tecnocasa parlano chiaro e tracciano un esodo silenzioso che, per Viterbo, potrebbe tradursi in un’opportunità senza precedenti. In sette anni, la quota di romani che ha scelto di acquistare l’abitazione principale in un’altra provincia laziale è letteralmente triplicata, balzando dal 5,9% del 2019 al 17,6% del 2025. Un bacino di utenza enorme, spinto lontano dalla Capitale da prezzi insostenibili e agevolato dallo smart working, che è alla disperata ricerca di una nuova dimensione abitativa. Ed è qui che la Città dei Papi deve farsi trovare pronta, raccogliendo questo assist e trasformandolo nel punto focale dell’agenda politica per l’attuale giunta e, soprattutto, per chiunque indosserà la fascia tricolore dopo le elezioni del 2027.
Attrarre questi “nuovi migranti” non significa soltanto vendere qualche immobile sfitto, ma innescare una vera e propria rivoluzione economica. Il divario salariale tra la metropoli e la Tuscia è un dato di fatto: i lavoratori capitolini godono mediamente di buste paga molto più alte rispetto agli standard locali. Convincere queste famiglie a trasferirsi significa iniettare nel tessuto cittadino nuovi residenti con una capacità di spesa superiore, in grado di sostenere l’economia reale e far vivere i negozi ben oltre la logica effimera degli eventi da weekend.
Il palcoscenico ideale per questa vitale operazione di ripopolamento è proprio il grande malato della città: il centro storico. Da anni si dibatte su come riportare i cittadini dentro le mura, scontrandosi puntualmente con la fobia tutta viterbese della mancanza del posto auto sotto casa. Un ostacolo che per un cittadino romano, abituato a macinare chilometri a piedi o a girare a vuoto per ore per un parcheggio, rasenta l’irrilevanza. Per chi fugge dalle logoranti distanze della Capitale, percorrere a piedi un centro pedonale incastonato tra torri e palazzi d’epoca non è un disagio logistico, ma un lusso assoluto.
La vera sfida politica, dunque, non è tanto promuovere la città, quanto costruire un “habitat” su misura capace di accogliere i viterbesi di domani. Il capoluogo della Tuscia ha già dalla sua le carte vincenti per rappresentare l’antitesi perfetta di Roma: un mercato immobiliare infinitamente più economico, una dimensione a misura d’uomo, aria pulita e il contatto immediato con la natura.
Tuttavia, per trasformare questo potenziale in realtà, servono scelte strutturali coraggiose. Chi guiderà Viterbo nei prossimi anni dovrà battere i pugni sui tavoli regionali e nazionali per ottenere collegamenti ferroviari e viari finalmente dignitosi, indispensabili per chi deve comunque pendolare. Allo stesso tempo, dovrà garantire un’infrastruttura digitale impeccabile per i nomadi dello smart working e servizi di prossimità efficienti. Solo così Viterbo smetterà di essere un ripiego a buon mercato per diventare una scelta di vita consapevole, capace di ripopolare le proprie strade e garantirsi un futuro solido.

